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sabato 20 luglio 2013

19 luglio strage di Via D'Amelio





In memoria di Paolo Borsellino 

Nell’Italia dei malfattori 
e delle cricche si oltraggia 
la memoria dei servitori dello Stato 
che hanno pagato con la vita 
la dedizione al bene comune. 
Nella Repubblica dei dossier 
e dei complotti le canaglie di sempre 
tramano per sovvertire la democrazia 
delle persone oneste che si indignano. 
Oggi i professionisti dell’antimafia 
si appellano alla legalità con un giustizialismo feroce 
per regolare i conti con l’avversario politico. 
Qualche sciacallo si confonderà tra la gente comune 
in via D’Amelio, dove diciotto anni fa 
un uomo giusto e la sua scorta sono stati massacrati 
dalla mafia e dagli omissis delle istituzioni.
          Nicola Vacca         

giovedì 19 luglio 2012

19 LUGLIO 1992 STRAGE DI VIA D'AMELIO






La strage di via d'Amelio fu un attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermoin cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L'attentato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.[1]
L'esplosione, avvenuta in via Mariano D'Amelio dove viveva la madre di Borsellino e dalla quale il giudice quella domenica si era recato in visita, avvenne per mezzo di una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo.[2][3]
Secondo gli agenti di scorta, via d'Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente ad una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa, richiesta però non accolta dal comune di Palermo, come rilasciato in una intervista alla RAI da Antonino Caponnetto.
Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li MuliWalter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l'esplosione, in gravi condizioni. La bomba venne radiocomandata a distanza ma non è mai stata definita l'organizzazione della strage, nonostante il giudice fosse a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per essere utilizzato contro di lui. Si sospetta che il detonatore che ha provocato l'esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio.[4]
Dopo l'attentato, l'"agenda rossa" di Borsellino, agenda che il giudice portava sempre con sé e dove annotava i dati delle indagini, non venne ritrovata. Sul luogo dell'attentato giunse immediatamente il deputato ed ex-giudice Giuseppe Ayala che abitava nelle vicinanze[5].






Roma, 20 lug. - (Adnkronos) - L'iniziativa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale il conflitto d'attribuzione di poteri rispetto alla Procura di Palermo, "e' uno schiaffo a tutto il Paese, proprio nel momento in cui la verita' ci sembra piu' vicina". E' quanto afferma, intervistata da 'Repubblica', Rita Borsellino che spiega: "E' una cosa che abbiamo dovuto subire senza capire e quando le cose non si capiscono sono difficili da accettare. Noi non capiamo, la gente non capisce e inevitabilmente perde fiducia nelle istituzioni e questo per me e' inaccettabile, perche' Paolo e' morto proprio per la sua estrema fedelta' a queste istituzioni".
A proposito del fratello, Paolo Borsellino assassinato dalla mafia esattamente venti anni fa, Rita osserva: "Paolo ha cominciato a morire qualche giorno dopo la strage di Capaci, quando evidentemente ha cominciato a capire che le istituzioni in cui credeva erano altro, che lo avevano tradito; quando deve aver saputo, aver compreso, che le istituzioni in cui credeva gli si sono rivoltate contro. Io adesso pretendo verita' e giustizia: Paolo e' stato ucciso troppe volte, non permettero' che venga ucciso un'altra volta".
Rita Borsellino crede che "si riuscira' a raggiungere la verita'. Ho assoluta fiducia nei magistrati di Palermo e di Caltanissetta e sono convinta che la ricerca della verita' non possa essere fermata da niente e da nessuno: sarebbe anacronistico. Noi vogliamo sapere, qualcuno ci deve dire chi, come e perche' ha voluto quelle stragi, a chi tornavano utili e perche' in quel momento storico. Ma - aggiunge - io credo che non puo' esistere una verita' storica senza una verita' giudiziaria: che ci fossero stati in questi anni depistaggi, ignobili silenzi, omissioni, che fossero state fatte scelte sbagliate lo avevamo capito e detto in tanti; ma solo la verita' giudiziaria puo' dirci se le ricostruzioni storiche sono attendibili o meno".

UN SITO INTERESSANTE:
PER APPROFONDIRE VAI ALLE ETICHETTE:

mercoledì 20 luglio 2011

19 luglio 1992 uccisione di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta

Napolitano ricorda il sacrificio di Borsellino e invita tutti a intensificare la lotta alle mafie

PALERMO Alle 16.58, in via D'Amelio, è stato osservato un minuto di silenzio in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta uccisi il 19 luglio del 1992.

www.iltempo.it/2011/07/20/ 

Presenti i giovani del movimento «Agende rosse», che hanno brandito simbolicamente quello che è l'emblema della ricerca della verità sulle responsabilità della strage. Insieme a loro anche i fratelli del giudice Borsellino, Salvatore e Rita, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. «A diciannove anni di distanza - ha scritto il Capo dello Stato - il sacrificio di Paolo Borsellino richiama la magistratura, le forze dell'ordine e le istituzioni tutte a intensificare l'azione di contrasto delle mafie». A Palermo si sono recati il ministro Maroni e il presidente della Camera Fini. Presente anche una delegazione della commissione Cultura e istruzione del Parlamento europeo guidata dall'onorevole Marco Scurria.

 www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/19/

I giorni che intercorsero tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992 videro un uomo morto che ne aspettava la certificazione. Lo sapevano tutti, lui per primo. Antonio Ingroia, a Tuttinpiedi!, ha dato una volta di più testimonianza di quanto Paolo Borsellino stesse come ultimo passero sul ramo: come foglia che cade.



In memoria di Paolo Borsellino

Nell’Italia dei malfattori
e delle cricche si oltraggia
la memoria dei servitori dello Stato
che hanno pagato con la vita
la dedizione al bene comune.
Nella Repubblica dei dossier
e dei complotti le canaglie di sempre
tramano per sovvertire la democrazia
delle persone oneste che si indignano.
Oggi i professionisti dell’antimafia
si appellano alla legalità con un giustizialismo feroce
per regolare i conti con l’avversario politico.
Qualche sciacallo si confonderà tra la gente comune
in via D’Amelio, dove diciotto anni fa
un uomo giusto e la sua scorta sono stati massacrati
dalla mafia e dagli omissis delle istituzioni.
          Nicola Vacca