
Peppino Impastato venne assassinato il 9 maggio 1978.

Il fatto non destò il clamore dovuto, forse anche perché lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.
Solo in seguito si riconobbe la matrice mafiosa del delitto.
Giuseppe Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa, di cui faceva parte il capomafia Cesare Manzella, cognato del padre.
Cesare Manzella (Cinisi, 18 dicembre 1897 – Cinisi, 26 aprile 1963)
Dopo un periodo di permanenza negli Stati Uniti, dove trascorse diversi anni nell'organizzare una catena di case da gioco a Chicago, Manzella, dopo essere stato espulso dalle autorità statunitensi nel 1947, fece il suo ritorno a Cinisi dove era proprietario di una vasta piantagione di cedri.
Fu membro della prima Commissione mafiosa siciliana formatasi nel 1958. Manzella era coinvolto nel contrabbando di sigarette e nel traffico di eroina. Fu protagonista della prima guerra di mafia scoppiata tra la cosca dei Greco, guidata da Salvatore Greco, e il clan La Barbera, a causa del sabotaggio di un grosso carico di eroina.
Manzella scelse di affiancare i Greco e divenne l'obiettivo principale della cosca rivale.
Venne ucciso il 26 aprile 193, in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo.
A lui succedette come capoclan della Mafia di Cinisi Gaetano Badalamenti.

L'attività di Peppino Impastato contro la Mafia sembra essere stata ispirata dal brutale omicidio di Manzella, quando il giovane Peppino aveva solo 15 anni d'età
Peppino, ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un'attività politico-culturale antimafiosa.
"Nato nella terra dei vespri e
degli aranci, tra Cinisi e Palermo
parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di giustizia che lo portò a lottare
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,

aveva un cognome ingombrante e rispettato
di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore
e non se un ideale ti porterà dolore. "
(Dalla canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers)
Nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto.

Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali.
Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale.
Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.

"I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli."
Nel 1986 vennero pubblicati: il volume La mafia in casa mia sulla vita della madre di Giuseppe Impastato, e il dossier Notissimi ignoti, che indicavano come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti (nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York) al quale nel 1988 il Tribunale di Palermo inviò una comunicazione giudiziaria.

"Don Tano" Badalamenti fu il capomafia della sua città natale Cinisi in Sicilia, capeggiò la Cupola Mafiosa nel 1970 e diventò uno dei maggiori trafficanti di eroina di Cosa Nostra. Nel 1987 fu condannato negli Stati Uniti a 45 anni di reclusione in una prigione federale per essere stato uno dei leader della allora chiamata Pizza Connection, un anello di narcotraffico del valore di 1,65 miliardi di dollari. Questo business mafioso importava eroina dal Medio Oriente e utilizzava come centro di spaccio il retro di molte pizzerie degli stati uniti medio-occidentali dal 1975 al 1984.

"Seduto se ne stava e silenziosoIl 6 dicembre 2000 fu approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
stretto a tenaglia tra
il cielo e la terra
e gli occhi fissi nell'abisso. "
Nel maggio del 1994 una petizione popolare ottiene
la riapertura dell'inchiesta, con il coinvolgimento del mafioso “pentito” Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi, che indica
in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo.
Inoltre i familiari di Impastato chiesero di allargare le indagini su episodi
non chiariti, riguardanti il comportamento dei carabinieri subito dopo il
delitto.
Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto e, nel marzo del 1999, si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione.
L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.
Amore non ne avremo (poesie di Peppino Impastato) a cura dei compagni di Peppino - Edizioni Ila Palma - Aprile 1990
Giuseppe Impastato. Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, a cura di Umberto Santino, Centro Impastato, Palermo 2002-2006
Il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio nel ruolo di Impastato, una ricostruzione abbastanza libera dell'attività di Peppino; i "cento passi" , usati come metafora dal regista, sono quelli che separavano casa sua da quella del boss Tano Badalamenti.
Ciuri di Campo
"Ciuri di campo chi nasci biati
l''occho di cu lu pasci
ciuri di campo chi crisci
e la lapuzzainchi li vischi
ciuri di campo che
chianci la terra chianci lu cori
ciuri chi nasci ciuri chi crisci
ciuri chi mori
chianci la terra chialci lu cori
come ciuri di campu nascisti
e la terra ti fici di matri
comu ciuri di campo criscisti
e la lotta ti fici li patri
come ciuri di campo muristi
na sira i maju chi stiddi tristi"