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domenica 13 novembre 2011

IL FLUTTUARE DELL'ONDA- GIOCHI D'ACQUA E DI SUONI

GABRIELE D'ANNUNZIO

L’ONDA



Nella cala tranquilla


scintilla,


intesto di scaglia


come l’antica

lorica

del catafratto,

                                                        il Mare.

Sembra trascolorare.

S’argenta? s’oscura?

A un tratto
come colpo dismaglia
l’arme, la forza
del vento l’intacca.






....
Altra onda nasce,                                       
si perde,
come agnello che pasce
nel verde:
un fiocco di spuma che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.







 ...

Palpita, sale,


si gonfia, s’incurva,


s’allunga, propende.


Il dorso ampio splende

come cristallo;


la cima leggera
s’arruffa
come criniera
nivea di cavallo.





L’onda si spezza,                                          
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,



....

Di spruzzi, di sprazzi,


di fiocchi, d’iridi


ferve nella risacca;


par che di crisopazi


scintilli


e di berilli
viridi a sacca.








...
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,                            
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,







libera e bella,


numerosa e folle,


possente e molle,


creatura viva


che gode


del suo mistero


fugace.
.....





Gabriele D’Annunzio, 1904

sabato 12 novembre 2011

CURZIO MALAPARTE - IL MARE/BESTIA


DA  LA PELLE

“Il mare mi guardava fisso  con i suoi grandi occhi imploranti, ansando come una bestia ferita, ed io rabbrividii. Era la prima volta che il mare mi guardava in quel modo. Era la prima volta che io sentivo lo sguardo di quegli occhi verdi gravare su me con una così pesante tristezza, con una tale angoscia, con un dolore così deserto. Mi guardava fisso, ansando, era proprio come una bestia ferita,  aggrappata alla riva, ed io tremavo d’orrore e di pietà. Ero stanco di veder soffrire gli uomini, di vederli  grondar sangue, trascinarsi per terra gemendo, ero stanco di udire i loro lamenti, quelle meravigliose parole che i morenti mormorano  sorridendo nell’agonia. Ero stanco di veder soffrire gli uomini, gli animali, gli alberi, il cielo, la terra, il mare, ero stanco delle loro sofferenze, delle loro stupide e inutili sofferenze, dei loro terrori, della loro interminabile agonia. Ero stanco di avere orrore, stanco di avere pietà. Ah, la pietà! Avevo vergogna di avere pietà. Eppure tremavo di pietà e di orrore. In fondo al remoto arco del golfo, il Vesuvio sorgeva nudo, spettrale, i fianchi striati dalle unghiate del fuoco e della lava, e  sanguinanti per le profonde ferite da cui sgorgavano  fiamme, e nembi di fumo. Il mare, aggrappato alla riva, mi guardava fisso con i suoi grandi occhi imploranti, ansando: tutto coperto di scaglie verdi, come un immenso rettile. Ed io tremavo di pietà e di orrore, udendo il roco lamento del Vesuvio errante alto nel cielo.”


mercoledì 27 luglio 2011

CHARLES BAUDELAIRE - L'UOMO E IL MARE


L’uomo e il mare


Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.

Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.

Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!

E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire, 1857

2 commenti:


Anonimo ha detto...
Anime sospese le ho viste aggirarsi in tutte le stazioni in cerca della loro identità perduta vita vissuta ai margini della dignità imposta da una società malata Priva di amore verso i più umili che stanchi di lottare si sono arresi assistendo impassibili alla vita che non gli appartiene più Vita ricercata nella folla frettolosa schiava del tempo che passa veloce come fossero automi taluni offrono una moneta tenendo in vita queste anime sospese condannate a fare da specchio a tutta l’umanità. (ANDREI VITTORIO)
Centro di ascolto ha detto...
impariamo a specchiarci in questo mare di desolazione