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martedì 9 luglio 2013

FEMMINICIDIO - per saperne di più

Femminicidio

di Barbara Leda Kenny
05/06/2013

Come nasce, e cosa significa, la parola "femminicidio"
Il movimento delle donne ha fortemente spinto affinchè il termine "femminicidio" (o "Femmicidio"), che ultimamente nelle cronache sentiamo tanto, si affermasse nel discorso pubblico. Ma da dove viene? Siamo andate a studiare tra gli scritti di Barbara Spinelli, una giurista di Bologna che da anni, attraverso il suo blog, fornisce informazioni e con altre giuriste e associazioni porta avanti una battaglia per il riconoscimento del femminicidio Come violazione dei diritti umani. 
Il termine (femicide) è stato diffuso per la prima volta da Diana Russell che, nel 1992, nel libro Femicide: The Politics of woman killing, attraverso l’utilizzo di questa nuova categoria criminologica, molto tempo prima di avere a disposizione le indagini statistiche che ci confermano ancora oggi questo dato, “nomina” la causa principale degli omicidi nei confronti delle donne: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna «perché donna». “Il concetto di femmicidio si estende al di là della definizione giuridica di assassinio ed include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l'esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine.”
La teoria di Diana Russell diviene universalmente nota ed utilizzata da numerose scienziate per analizzare le varie forme di femminicidio (delitto d’onore, lesbicidio, ecc.).
Nello specifico, viene ripresa dalle sociologhe, antropologhe e criminologhe messicane per analizzare i fatti di Ciudad Juarez, e viene adattata a descrivere non solo le uccisioni di genere ma ogni forma di violenza e discriminazione contro la donna “in quanto donna”.
Femminicidio (feminicidio) è per Marcela Lagarde «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine -maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale- che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia».
Quando parliamo di femminicidio quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne.  Inoltre, quando parliamo di femminicidio, parliamo del culmine di una violenza che non esplode all’improvviso, ma che l’aggressore ha già rivolto contro quella o altre donne in molte altre forme. Per esempio, è più che verosimile che un marito che uccide la moglie l’abbia vessata per anni, che a monte della separazione da un ex che poi “uccide per gelosia” ci sia una fuga dalla violenza di quest’ultimo, ecc.
In Messico dove il discorso sui femminicidi è più radicato una Commissione Speciale parlamentare che, per un arco temporale di dieci anni, ha rielaborato le informazioni reperite presso varie istituzioni (procure generali, ONG, istituzioni di donne e di statistica, Corte suprema, organizzazioni civili, giornali) verificando che l’85% dei femminicidi messicani avviene in casa per mano di parenti, e che riguardava non soltanto le donne indigene ma anche studentesse, impiegate, donne di media borghesia. Ogni stato del Messico è stato mappato: dati ufficiali e dati delle ONG, situazione legislativa, misure adottate per il contrasto alla violenza di genere, numero di progetti sul territorio indirizzati alle donne e di centri antiviolenza.Il risultato? Hanno verificato che il 60% delle vittime di femminicidio aveva già denunciato episodi di violenza o di maltrattamento.
In Italia purtroppo siamo lontani dall’avere una fotografia della realtà. Non vengono prodotte statistiche, non c’è un rilievo dei dati, spesso non viene neanche prodotta informazione. L’indagine Istat del 2007  dava numeri allarmanti, che avrebbero dovuto richiedere non solo interventi capillari di prevenzione e contrasto, ma anche un approfondimento del fenomeno.  Eppure non abbiamo dati disaggregati per genere né delle vittime né dei perpetratori dei reati collegati alla violenza sulle donne. I numeri delle vittime di femminicidio vengono ricostruiti attraverso la cronaca e non forniti da fonti ufficiali attraverso un rilievo sistematico. Numeri quindi, che sono molto probabilmente sottostimati, visto che non tutte le vittime passano per la cronaca, e comunque suscettibili di essere influenzati dalla diversa sensibilità e percezione dei media nel tempo. E, soprattutto, non abbiamo un’idea del variare nel tempo del fenomeno, visto che dal 2007 non sono state fatte ulteriori indagini con la stessa metodologia.

Per saperne di più:
Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale di Barbara Spinellihttp://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=16034&Tipo=Libro
Amore e violenza. Il fattore molesto della società di Lea Melandri http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833921945

Amorosi Assassini
http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842085140 di Addis Saba, Cristiana di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti, Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri,Francesca Sancin, Mirella Serri, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini
L'ho uccisa perché l'amavo Falso! di Loredana Lipperini e Michela Murgia http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1097&Itemid=101
Ferite a morte di Serena Dandini http://www.feriteamorte.it/
Il deserto delle morti silenziose di Alicia gaspar de Alba http://www.lanuovafrontiera.it/catalogo/liberamente/item/66-il-deserto-delle-morti-silenziose
Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio, Eures 2012




lunedì 18 marzo 2013

18 Marzo 1913, il ricordo della tragedia di Buggerru.




Celebrazioni per il centenario dell'incidente


A cento anni dalla tragedia avvenuta alle miniere di Buggerru, a Genna Arena, oggi si ricorderanno le vittime degli incidenti.
Dalle 11, nel Museo dei Minatori in via Marina, il convegno sulle conquiste delle donne nel lavoro e le nuove forme di confronto tra lavoratori e aziende. Al dibattito, moderato da Gianluca Medas e aperto dall'intervento del sindaco di Buggerru Silvano Farris, partecipano: la segretaria nazionale della Cgil Elena Lattuada e il segretario generale della Cgil sarda Enzo Costa, Caterina Pes, deputata del Pd, Grazia Villani, storica, Alessandra Zedda, assessore regionale alla Programmazione, Tore Cherchi, presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Giampaolo Diana, capogruppo Pd in Consiglio regionale.
Nel pomeriggio, alle 15, appuntamento al vecchio ponte all'ingresso del paese per l'inaugurazione del sentiero 'Il Cammino delle Cernitrici', a Caitas. Alle 17, di nuovo al Museo in via Marina, presentazione dei documentari sul 4 settembre 1904 e sul 18 marzo 1913 a cura di Gianluca Medas. Poi musica con Rossella Camellini.
La Storia. Miniera di Genna Arenas, Buggerru, nel sud ovest della Sardegna. Erano le sette del mattino del 18 marzo 1913, e la nebbia che arrivava dal mare sostava sotto la montagna di calamina del cantiere di Genna Arenas. Mentre il personale addetto alla cernita del minerale era intento al suo lavoro, la tramoggia che conteneva il minerale grezzo nel silos non resse il pesante carico. Una griglia cedette, mentre una 'squadra' composta da otto donne, tre ragazzi ed un caporale si avviava alla laveria, uccidendo quattro cernitrici: Maria Saiu, di 36 anni, Anna Pinna, di 24 anni, Laura Lussana, di 20 anni e Anna Rosa Murgia di appena anni 15. I feriti furono tre: Mariangela Zoccheddu, di 33 anni, Assunta Algisi, di 33 anni e Luigi Cadeddu, di appena 14 anni. Il caporale si salvo'.
Quattro vite spezzate: Anna Rosa, che aveva appena abbandonato i suoi giochi da bambina, Maria, giovane sposa in attesa del suo primo figlio, Anna, energica e battagliera attivista nella Lega Minatori, e infine Laura, madre di tre figli. Quattro donne come tante, una vita di lavoro senza speranza di futuro, accomunate da un tragico destino che le consegnera' alla storia unite inesorabilmente.
Donne e bambine, le cernitrici, erano impiegate nelle miniere sarde nella separazione e nella scelta del minerale.
Avevano il compito di scegliere quello buono da quello sterile, inutile alla produzione. Lavoravano dieci e anche dodici ore al giorno pestando il minerale e separandolo, all'esterno dei pozzi, in baracche di frasche, con tetti di fortuna, esposte all'acqua, al vento, alla polvere al sole cocente d'estate. E il loro salario era mimino, nettamente inferiore a quello degli uomini, nonostante svolgessero mansioni pesanti e un turno di lavoro identico a quello degli uomini.
Da uno studio della storica Maria Dolores Dessi' risulta che nell'ultimo decennio dell'800 'la remunerazione di una donna adulta era di 1 lira e 55 cent, di 0,81 per le ragazze sotto i 15 anni, variavano invece tra i 0,62 cent e 1,15 lire quello per le ragazze dai 15 ai 21 anni'. Il costo del pane era di 0,35 cent al kg, della farina di 0,35-0,45 a seconda della qualita', il formaggio costava 1,25 lire al kg, mentre l'olio costava 1,60. Utili, umili e silenziose. Difficilmente creavano problemi di ribellione, richieste sindacali, facevano opposizione. Sapevano stare al loro posto, come voleva il violento caporale, che spesso abusava di loro, e se qualcuna sbagliava appena, la strada di casa era aperta.
Il precedente del 1871. Era il pomeriggio del 4 maggio. Si legge nel rapporto del sottoprefetto di Iglesias al Prefetto di Cagliari trovato negli archivi della polizia mineraria dalla scrittrice Iride Peis Concas: 'Verso le 6,30 della sera del 4 corrente maggio 1871 all'opificio Atzuni, miniera di Montevecchio, Guspini, circa 30 donne e fanciulle lasciato il quotidiano lavoro ritornano al proprio dormitorio. Soprastante a questo - scrive il sottoprefetto Giovanni Rominelli - fu di recente formato un serbatoio di 80 metri cubi d'acqua per la vicina laveria. Non appena entrate le donne il muro laterale del serbatoio fu rotto dalla mole d'acqua e rovescio' sul prossimo muro del dormitorio, facendolo cadere dalla parte interna, causa pure immediata del precipitar del tetto sulle misere femmine che in numero di undici vi trovarono morte istantanea'.
'Quattro altre - prosegue nella sua relazione il sotto prefetto Rominelli - furono estratte piu' o meno ferite, ma non con pericolo di vita. Nove delle vittime appartenevano al limitrofo villaggio di Arbus, le altre due a Guspini. Le ferite appartengono tre a Guspini, un a Gonnosfanadiga, l'altra a Nurri e tutte appresso descritte.
Elenco delle donne morte: Armas Antioca, anni 32, Arbus, Gentila Rosa, anni 15, Guspini, Murtas Luigia, anni 27, Arbus, Vacca Luigia, anni 15, Arbus, Vacca Rosa, anni 50, Guspini, Melis Anna, anni 11, Arbus, Aru Elena, anni 10, Arbus, Atzeni Anna, anni 12 Arbus, Pusceddu Caterina, anni 10 Arbus, Peddis Anna, anni 14, Arbus, Pusceddu Anna, anni 14, Arbus'.
Prosegue il sottoprefetto Rominelli a relazionare dell'incidente il prefetto di Cagliari: 'Elenco donne ferite: Diana Giuseppa, anni 18, Gonnosfanadiga, Stori Giusta, anni 37, Nurri, Pitzus Luciana, anni 13, Guspini, Montis Maria, anni 12, Guspini. Il maggior danno di tutte l'avrebbe riportato: l'Armas siccome madre di due figli e la Murtas di tre tutti in tenera eta' a cui la Direzione (della miniera, ndr) si dara' carico di provvedere la sorte'.
La tragedia fu archiviata, nessuno pago' per le vite di quelle donne e bambine, nonostante usi il termine 'catastrofe' per descrivere l'incidente: 'Dalla perizia giudiziale eseguita sul posto - scrisse il sottoprefetto - non risulterebbe colpa ne' imprevidenza in carico di chicchessia, essendo che l'ingegnere stesso al quale sono affidati gli esterni lavori dello stabilimento pochi minuti prima della catastrofe passeggiava fiducioso sull'ergine rovinato del serbatoio. Alle vittime - conclude la relazione di Rominelli - fu data conveniente sepoltura nel villaggio di Arbus e Guspini piu' vicini'.
Nonostante le prescrizioni dell'Ispettore del Corpo delle miniere dellaSardegna, Frncesco Giordano, che fu severo nel 'biasimare la costruzione del bacino e la sua posizione' sopra le baracche dormitorio delle cernitrici e ordino' alla direzione mineraria di provvedere alla sua ricostruzione in altro luogo, la Direzione della miniera di Montevecchio, 'scusandosi' con il Prefetto, comunico' che non esiste 'luogo piu' comodo e adatto per la ricostruzione sia del bacino che della baracca rovinata' nello stesso punto.
'Vita a basso costo', scrive Iride Peis Concas. 'L’azienda infatti fu sgravata da ogni responsabilita'. Nessun debito verso chi prse la vita - scrive la Peis Concas -, un incidente di percorso e poi il silenzio'.
La manifestazione di domani a Buggerru si articola in diverse iniziative, per tutta la giornata. A partire dalle 9, il Consiglio comunale straordinario e' convocato nella piazza che verra' dedicata alle cernitrici, poi ci sara' la visita alla mostra dei disegni dei bambini e la rappresentazione teatrale a cura delle scuole.

lunedì 11 marzo 2013

LA DONNA NELLE SACRE SCRITTURE





Nelle Scritture la donna è generalmente rappresentata in posizione subordinata, condizionata da un imperante maschilismo. Infatti, la posizione della donna è rigidamente definita in subordine all’uomo. 

All’interno delle Scritture troviamo donne regine, profetesse, giudici, e quant’altro, ma nessuna sacerdotessa.

Questa posizione della donna è retaggio dell’interpretazione della antica tradizione ebraica e non subisce sostanziali modifiche anche quando la parola di Cristo ne rivaluta la posizione.
Nel Talmud si legge:

l’uomo è obbligato ad offrire tre benedizioni al giorno:

che Egli mi ha fatto ebreo,

che non mi ha fatto donna,

che non mi ha fatto schiavo

Il Talmud stesso sembra sminuire la dignità della donna 

Eppure nell’Antico Testamento esistono chiari riferimenti alla parità della donna:

Dio creò l’uomo a sua immagine:

a immagine di Dio lo creò:

maschio e femmina li creò (Genesi 1, 27)



Nel Talmud si legge:

State molto attenti a far piangere una donna

Che poi Dio conta le sue lacrime

La donna è uscita dalla costola dell’uomo

Non dai piedi perché dovesse essere calpestata

Né dalla testa per essere superiore

Ma dal fianco per essere uguale…

Un po’ più in basso per essere protetta

E dal lato del cuore per essere Amata.



Nonostante queste affermazioni chiare, il ruolo della donna nella società ebraica pre-cristiana rimase sempre secondario.

Anche le parole di Gesù, riportate dai Vangeli canonici, sono per la parità delle donne. Chiarissimo il rimprovero di Gesù ai capi della Sinagoga irati per la guarigione della donna inferma compiuta da Gesù di sabato:

Ipocriti, ognuno di voi non scioglie di sabato

il suo bue o l’asino dalla mangiatoia per condurli a bere?

E questa figlia di Abramo, che il demonio
 
tien legata da diciotto anni, non doveva essere sciolta

da questo legame in giorno di sabato? (Luca 13, 15-16)



“Figlia di Abramo” appunto, non figlia di Eva. L’appellativo “Figlia di Abramo” è una novità assoluta e pone la donna allo stesso piano dell’uomo “Figlio di Abramo”.

Numerose sono le donne che vengono a contatto con Gesù e tutte sono trattate, dal Nazareno, con amore o almeno con pietà. 
Come in altri casi, anche per la condizione femminile il pensiero di Gesù non è stato recepito ed attuato.
Gesù infrangendo i tabù connessi all’universo femminile ne aveva cercato il riscatto da tutte quelle condizioni di inferiorità che indubbiamente non condivideva. 

Nel momento più tragico e drammatico della vita di Gesù, secondo tutti i Vangeli,intorno alla croce si trovava un gran numero di donne che erano seguaci di Gesù, mentre la gran parte dei discepoli erano fuggiti o nascosti.
A quei tempi essere visti sul luogo delle crocifissioni, specialmente di condannati politici, era estremamente pericoloso. Storici romani ,tra cui Tacito , riferiscono di persone arrestate, ed uccise, solo perché viste mostrare segni di lutto accanto ad una croce. Le donne che attorniavano la croce erano ben consapevoli del rischio che correvano.
La Chiesa delle origini insegnava per il rito battesimale:

Tutti quanti siete stati battezzati in Cristo,

vi siete rivestiti di Cristo.

Non vi è più né Giudeo né Greco,

Non vi è Schiavo né libero,


Non vi è né maschio né femmina

ma tutti voi siete uno solo in Gesù Cristo. 

(Lettera ai Galati3,27-28) 





Successivamente nei primi secoli dell’era cristiana, le gerarchie ecclesiastiche hanno distorto il pensiero del Maestro, per sete di dominio, e la condizione femminile è stata tra le prime a soffrirne. 
La donna è quindi rimasta in subordine nonostante i diversi dettami delle Scritture e gli insegnamenti di Cristo ed è stata condannata alla discriminazione a causa del sesso. 
A nulla sono valse le grandi figure di donne proclamate sante o beate, lo spettro del “peccato” ,agitato dai grandi della Chiesa, ha relegato le donne in un piano secondario, assecondando e giustificando l’istinto di prevaricazione e dominio dell’uomo nei confronti della donna.


TALMUD (dall’ebraico,studio,insegnamento) Raccolta conservata in doppia versione, palestinese e babilonese, di trattati giuridici,religiosi e ritualistici del III-V sec d,C. che contengono la dottrina giudaica post biblica in forma di sentenze fondamentali e di interpretazioni e ampliamento di tali sentenze

http://lateladipenelope.forumattivo.com/t3441-i-pensieri-di-nicola

lunedì 4 marzo 2013

CHE COS'E' IL FEMMINICIDIO?


Che cos'è il femminicidio?

E' una categoria di analisi socio-criminologica delle discriminazioni e violenze nei confronti delle donne per la loro appartenenza al genere femminile .

E’ un neologismo con il quale si nomina ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna “in quanto donna”. 

E’ la violenza di genere in ogni sua forma. 

E’ l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e della società patriarcale, è la violenza e ogni forma di discriminazione esercitata nei confronti della donna che disattende queste aspettative. 

Questa forma di controllo annienta l’identità della donna, assoggettandola fisicamente e/o psicologicamente, economicamente, giuridicamente, politicamente, socialmente.

Il femminicidio e’ la punizione quotidiana per ogni donna che non accetta di ricoprire il proprio ruolo sociale, è il principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti fondamentali di più di metà della popolazione mondiale.

Il femminicidio attraversa ogni epoca, ogni cultura, ogni luogo. Come ha sostenuto Bordieu, il dominio maschile sulle donne è la più antica e persistente forma di oppressione esistente.

Il femminicidio viola i diritti umani di metà della popolazione mondiale, spesso con la connivenza delle istituzioni. 



E’ del 2002 la notizia che la violenza maschile sulle donne costituisce la prima causa di morte al mondo per le donne tra i 16 ed i 44 anni. 

 Da allora, troppo poco è stato fatto dagli Stati a livello nazionale per contrastare gli omicidi di donne basati sul genere, e quella violenza in famiglia che troppo spesso (nel 70%  dei casi) li precede. 

Le Nazioni Unite tuttavia non sono rimaste insensibili a questa macroviolazione dei diritti umani. 

Già il Comitato per l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne aveva chiesto a vari Stati, tra cui al Messico ed all’Italia (unico Paese europeo, nel 2011), di adottare misure specifiche per il contrasto al femminicidio, evidenziando come l’aumento dei casi potesse evidenziare un fallimento delle Autorità nel proteggere le donne dalla violenza, soprattutto domestica. 


Ma il 25 giugno 2012 è stato un giorno epocale per la lotta alla violenza maschile sulle donne: per la prima volta, ai delegati di tutti i Paesi del Mondo, riuniti a Ginevra, nel Palazzo delle Nazioni Unite, al Consiglio dei Diritti Umani, è stato sottoposto un Rapporto tematico sugli omicidi basati sul genere, elaborato dalla Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne, Rashida Manjoo.




La Relatrice Speciale, nel suo rapporto afferma che :

a livello mondiale, la diffusione degli omicidi basati sul genere, 
nelle loro diverse manifestazioni, ha assunto proporzioni allarmanti
 e che “culturalmente e socialmente radicati, 
continuano ad essere accettati, tollerati e giustificati,
 e l’impunità costituisce la norma”.

Rashida Manjoo non manca di notare una certa ipocrisia in chi continua a definire gli omicidi basati sul genere “delitti passionali” in Occidente, come atto di un singolo individuo, e “delitti d’onore” a Oriente, quale esito di pratiche religiose o culturali. 

Questa dicotomia, spiega la Relatrice richiamando l’ottima criminologa Nadera Shaloub Kevorkian, esprime una visione concettuale semplicistica, discriminatoria e spesso stereotipata.

Gli omicidi basati sul genere nel Mondo si manifestano in forme anche diverse tra loro. Qualsiasi sia la forma in cui si manifestino, viene chiarito in via definitiva che:

 “Non si tratta di incidenti isolati che accadono all’improvviso, 
inaspettati, ma rappresentano piuttosto
 l’ultimo atto di un continuum di violenza”.

Ed infatti, la forma di femminicidio che accomuna tutte le donne del mondo è proprio l’uccisione a seguito di pregressa violenza subita nell’ambito della relazione d’intimità



Altre forme di femminicidio sono quelle legate alle accuse di stregoneria o di magia, diffuse in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e delle isole del Pacifico; gli omicidi di donne commessi in nome “dell’onore”; i genocidi perpetrati nell’ambito dei conflitti armati; le uccisioni di donne a causa della dote, assai diffusi in alcuni Paesi dell’Asia meridionale; gli omicidi di donne indigene e aborigene; le forme estreme di accanimento sui corpi delle donne in cui sono coinvolte la criminalità organizzata e le organizzazioni paramilitari; le uccisioni a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere (che sono in continuo aumento, tanto che il Consiglio dei Diritti Umani ha adottato una risoluzione rivoluzionaria sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, la n. 17/19); e le altre forme di uccisioni correlate al genere, come la pratica del sati (le vedove indiane bruciate vive sulla pira funeraria del marito) o l’aborto dei feti e l’uccisione delle bambine in quanto donne.

Un aspetto significativo di questo Rapporto tematico è la condanna dei media che spesso “hanno perpetuato stereotipi e pregiudizi”, anche se, riportando informazioni sulla relazione autore/vittima e su eventuali pregresse violenze, spesso “hanno aiutato a distinguere i femminicidi dagli altri omicidi di donne”.



La Relatrice Speciale ha individuato, tra le sfide principali per prevenire e contrastare il femminicidio: 

la difficoltà di una trasformazione sociale profonda in generale,
 le difficoltà nell’accesso alla giustizia
l’assenza o insufficienza di un discorso basato sui diritti umani 
nell’approccio agli omicidi di donne;
 la cecità delle disuguaglianze strutturali
 e la complessa intersezione
 tra le relazioni di potere nella sfera pubblica e privata
che rimane la causa più profonda
 delle discriminazioni sessuali e basate sul genere.

In Italia dall’inizio degli anni novanta è diminuito il numero di omicidi di uomini su uomini, mentre 
il numero di donne uccise da uomini è aumentato; 
 una donna su tre – in una età compresa tra i 16 e i 70 – è stata vittima di violenza. 
il 35% delle vittime non presenta denuncia. 
63 le donne uccise da maggio a giugno di quest’anno. 
Il 13% aveva chiesto aiuto per stalking. 


E’ un vero e proprio richiamo quello che il Consiglio per i diritti umani fa al governo italiano sollecitandolo a mettere il problema della violenza sulle donne all’ordine del giorno della politica nazionale.

 L’allarme che lancia non lascia dubbi: 

"La violenza contro le donne rimane
 un problema significativo in Italia».

Rashida Manjoo chiede che l’Italia si impegni 
«a eliminare gli atteggiamenti stereotipati circa i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia, nella società e nell’ambiente di lavoro».


Per l’Onu non è sufficiente che le donne restino le “centrocampiste del welfare”, come le definiva Dario Di Vico in un articolo in cui si sottolineava la fatica a conciliare lavoro e famiglia con il carico di lavoro casalingo per il 77% sulle spalle. 

«Le donne trasportano un pesante fardello in termini di cura delle famiglie, mentre il contributo degli uomini è tra i più bassi nel mondo», 

sottolinea il Rapporto. 
«In un contesto sociale patriarcale, 
dove la violenza domestica 
non viene sempre percepita come un crimine 
persiste la percezione che le risposte dello stato
 non siano appropriate e sufficienti».

Le leggi per proteggere le vittime ci sarebbero, riconosce Rashida Manjoo. Non sono, però, sufficienti.
Dipendenza economica, inchieste malfatte, un sistema di istituzioni e regole frammentato, lungaggine dei processi e inadeguata punizione dei colpevoli le rendono poco efficaci.




ECCO ALCUNI EVENTI RECENTI

20 febbraio 2013 -Funerali di Pina, il grido del prete :"Il silenzio è complice della violenza"

Commozione alle esequie della donna a cui il marito ha dato fuoco con la benzina, uccidendola. Il pianto della figlia. "Mai più violenza sulle donne".la donna è stata investita dal marito, Vincenzo Carnevale, che ha finto di soccorrerla per poi darle fuoco . La confessione shock e la folle giustificazione dell'uomo che l'ha investita, picchiata e poi data alle fiamme: "Mi ha rovinato la vita, si prendeva i miei soldi.."

 

12 febbraio 2013 -Un'altra donna uccisa. Un'altra vittima innocente.

Un'altra assurda storia con giovani vittime. E' morta ieri sera  presso l'Ospedale "Sant'Eugenio" di Roma, Olayemi Favour, la ventiquattrenne nigeriana data alle fiamme a Casal di Principe da un suo connazionale. 
La giovane, nella notte del 3 febbraio scorso, aveva tentato di difendere una sua amica dall'ex fidanzato, Abunsango Michael, 43enne pluripregiudicato, originario della Nigeria, che dopo essere stato respinto, aveva scatenato la sua ira, cospargendo l'abitazione di liquido infiammabile. 

 

24 gennaio 2013 -Vercelli, non accetta separazione, uccide la convivente.

L'uomo che ieri sera ha ucciso a Vercelli una donna albanese con 4 colpi di pistola non accettava la decisione della vittima che non voleva riallacciare i rapporti dopo tre anni di separazione

 

18 gennaio 2013- "Avvelenò madre e figlia di due anni" Ex primario condannato all'ergastolo.

Maurizio Iori era il responsabile del reparto oculistico dell'ospedale Maggiore di Crema quando, secondo
i giudici, uccise la donna e la bambina avuta da lei. La donna invocava un maggiore sostegno per la figlia.

 

17 gennaio 2013 - L'Aquila, spara all'ex moglie e al compagno. Duplice omicidio davanti a un supermercato

Il presunto assassino, si è consegnato ai carabinieri ed è stato arrestato. La donna, 36 anni, è stata uccisa nel parcheggio, in auto, l'uomo freddato con un colpo alla schiena mentre tentava di scappare.


18 gennaio 2013 - La Rete degli Studenti e l'Unione degli Universitari lanciano "Contro il femminicidio". Sui social network parte #cimettolafaccia. 
Una campagna online.
 L'obiettivo è portare la riflessione sulle violenze alle donne nelle scuole italiane. Con già molte adesioni da don Ciotti a Claudio Bisio

 


venerdì 1 febbraio 2013

1 febbraio 1945




Il 1 Febbraio 1945 viene introdotto 


anche in Italia il suffragio universale.




Viene così concesso il voto alle donne 


che espressero la loro preferenza per la prima volta,




l'anno seguente, 1946,


in occasione delle elezioni amministrative e 


del referendum Monarchia - Repubblica del 2 Giugno





giovedì 24 novembre 2011

25 novembre Giornata contro la violenza sulle donne 2011

Giornata Internazionale contro 

la violenza sulle donne

per l’eliminazione di tutte le forme di 

discriminazione delle donne 

e per promuovere la parità di genere.


http://static.rbcasting.com/765-stai-zitta-cretina-la-parola-alle-donne.jpg

Violenza sulle donne: Sassari si mobilita


Giovedì 24 novembre dalle ore 18 in piazza Azuni sarà consegnato un fiocco bianco per ricordare la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

 L’associazione noiDonne 2005 promuove a Sassari l’iniziativa "Un fiocco bianco per dire no alla violenza sulle donne", in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Giovedì 24 novembre dalle ore 18 in piazza Azuni sarà consegnato un fiocco bianco e un volantino che ricorda i contenuti dell'appello lanciato dalla Libera Università delle Donne.

Alla manifestazione hanno aderito: la Commissione per le Pari Opportunità della Provincia, il comitato Se non ora, quando? e il gruppo Amnesty International di Sassari. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 ha istituito questa Giornata simbolica, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong a sensibilizzare l'opinione pubblica sul fenomeno.

La Sardegna vanta dati in leggera flessione rispetto alla media nazionale per quanto riguarda il fenomeno della violenza globalmente inteso: su 100 donne 27% hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita, mentre in Italia si arriva a 31,9%. Ma se si vanno a verificare le forme della violenza fisica subita dal partner, l'isola si pone al di sopra della media nazionale per i casi di minacce di percosse, di percosse con l’ausilio di oggetti contundenti, tentativi di strangolamento, soffocamento o ustione.

Inoltre in Sardegna c’è una percentuale di tentato stupro del 24,9 % contro il 21,1% della media nazionale e un dato relativo a rapporti sessuali indesiderati subiti per paura delle conseguenze dell’81,1% contro il 70,5%. Di fronte a questi dati che riflettono un fenomeno per nulla di poco rilievo a livello regionale, le associazioni chiedono un impegno maggiore da parte della politica. Innanzitutto reintegrando i fondi «incredibilmente sottratti ai Centri antiviolenza e alle Case delle donne»; promuovendo azioni positive per la eguaglianza di genere e il rispetto in tutti gli aspetti e campi della società; oltre ad una maggiore presenza nelle campagne pubbliche di sensibilizzazione contro gli stereotipi dei ruoli familiari femminili.


Ogni anno, nel mondo, 350.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. La maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata attraverso cure mediche di qualità e tempestive.

In Sierra Leone, dove il tasso di mortalità materna è tra i più alti al mondo, i costi del parto sono a carico delle pazienti. Un alto tasso di mortalità materna è una crisi dei diritti umani.

Amnesty International in occasione del 25 Novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, sostiene le donne della Sierra Leone e si batte per garantire assistenza sanitaria gratuita. Sostienile anche tu,dona ora! 

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