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venerdì 6 aprile 2012

6 APRILE TERREMOTO AQUILA


Terremoto 6 Aprile 2009: L'Aquila piange le sue ferite

Alle 3.32 la città si è fermata: in 10mila per ricordare le vittime



http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/04/06/693228-aquila-piange-ancora-le-sue-ferite.shtml





OGGI ACCADDE: il terremoto a l'Aquila

L’Aquila. Sono trascorsi 1095 giorni da quel 6 aprile del 2009 quando, alle ore 3.32, una scossa sismica del sesto grado della scala Richter devastò la città e altri 56 comuni limitrofi, causando la more di 309 persone e oltre 2000 feriti. Su questa vicenda tutto è stato detto. 
Niente è stato fatto.

 Il centro storico è attualmente transennato e presidiato dalle forze dell’ordine che lasciano passare solo chi è in possesso di autorizzazione delle istituzioni e della prefettura. 
Attualmente 13.000 persone vivono nelle New Town, case provvisorie come le 7.000 che vivono nelle Map (Moduli abitativi provvisori). Alcune migliaia di persone vivono ancora negli alberghi sulla costa abruzzese. 
Manifestazioni per sollecitare la ricostruzione sono state fatte e tuttora vengono effettuate,
ma l’unica risposta è sempre la repressione poliziesca,

 i manganelli e anche le denunce penali che costringono molti cittadini e anche giornalisti a procurarsi avvocati e soldi per le spese legali. 
Il silenzio è piombato sul processo per la morte degli studenti universitari allo studentato

per il quale da tempo, dopo mesi e mesi di scosse che lo avevano danneggiato, erano state fatte denunce dagli studenti stessi, poi rassicurati, fino alla loro morte dentro gli stabili stessi. 
 Di questo e di altre cose non si parla più. 

Come ad esempio dell’intervista su Youtube di una cittadina dove si denunciava che, a seguito degli allarmi di un imminente scossa annunciata dal tecnico Giampaolo Giuliani, solo la Prefettura fu evacuata la notte stessa, 
mentre si davano rassicurazioni ai cittadini usciti in strada e poi fatti rientrare. 

Il silenzio sui processi delle costruzioni in cemento povero e sabbia di mare, 

e dei tondini di ferro per il cemento armato, assolutamente sottile e inadeguato.


 Il silenzio dei politici sul perché il centro storico venga mantenuto paralizzato.


 Il silenzio sui costi esorbitanti,


 per esempio, dei ponteggi affittati e che hanno superato il costo dell’acquisto. I costi per le forze di polizia che presidiano il centro.


 Altri silenzi su come venne gestita l’emergenza all’interno delle decine e decine di tendopoli 


subito dopo il terremoto, nelle quali decine di comitati denunciavano la totale mancanza di democrazia. Tendopoli dove era impossibile entrare e uscire e non si poteva protestare, né fare o scrivere volantini.


 Il silenzio sulla grande militarizzazione della gestione Bertolaso della Protezione civile. 


E altri infiniti silenzi della stampa, unanime nel silenzio di regime. 

       Ma qualcosa si sta muovendo.


 A maggio ci saranno le elezioni e si sono costituite liste 

civiche di cittadini dell’Aquila, stanchi di questa 

situazione grottesca, se non drammatica. 

Dopo tre anni da quella notte, vedremo chi ha saputo 

resistere e se sarà riuscito a rompere il disegno oscuro 

che molti nascondono. 

http://www.leggilanotizia.it

lunedì 12 dicembre 2011

DURBAN - 17^ CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL CLIMA


Si è chiusa a Durban (Sud Africa) la 17^ Conferenza internazionale sul clima promossa dall’O.N.U.  
  Le valutazioni appaiono, per ora, abbastanza contrastanti, la sensazione predominante è che non vi sia ancora la volontà politica di giungere a un vero e proprio trattato internazionale vincolante sulla lotta ai cambiamenti climatici.


 E’ pur vero che nel 2020 dovrebbero esser parte dell’accordo la Cina, gli Stati Uniti, l’India, il Brasile e buona parte degli Stati responsabili della gran parte delle emissioni dei gas serra,
 tuttavia ancor oggi non hanno sottoscritto nemmeno il protocollo di Kyoto
 E il 2020 potrebbe esser troppo tardi. 
Inoltre, alcuni Stati (Giappone, Russia, Canada) hanno già detto che non aderiranno.


da Il Sole 24 Ore on line12 dicembre 2011
Durban: accordo globale salva-clima, adozione entro il 2015. Clini: «Superati i limiti di Kyoto»: 
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-11/durban-accordo-globale-salvaclima-161101_PRN.shtml 

Clima: UE, l’accordo di Durban rappresenta una svolta storica:http://www.diariodelweb.it/Articolo/Energia/?d=20111211&id=227547


Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha accolto con soddisfazione «la significativa intesa» raggiunta alla Conferenza Internazionale sul Clima di Durban, che prevede l'adozione di un accordo generale per la lotta contro il riscaldamento globale entro il 2015.

domenica 6 novembre 2011

PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE PATRIMONIO CULTURALE E NATURALE DELL'UMANITA' UNESCO


Parco Nazionale delle “Cinque Terre”
Documenti del Piano del Parco


Nelle Cinque Terre le leggi dell’equilibrio ecosistemico della natura – della stabilità dei suoli, del regime delle acque e della biodiversità – sono state profondamente modificate dall’azione umana.

Gli assetti naturali dei suoli e del drenaggio sono stati trasformati dal sistema dei terrazzamenti che, nel periodo della sua massima estensione, si sviluppava per più mille ettari, cioè, approssimativamente, per circa un terzo del territorio del parco.
Nelle aree terrazzate la vegetazione spontanea è stata sostituita dalle colture agrarie: in percentuale maggiore dalla vite, in misura minore dall’ulivo, in passato anche dalla coltura dei gelsi e poi da quella degli agrumi.
Anche i boschi di castagno sono stati introdotti per integrare le economie agricole locali e fornire il materiale per costruire mobili, attrezzi, i sostegni della vite ed utensili vari, oltre ai prodotti alimentari derivati dalle castagne.

Le trasformazioni sono avvenute con continuità durante tutti i secoli passati, seguendo ed assecondando le diverse necessità economiche che sopravvenivano all’interno della comunità.

 All’equilibrio degli ecosistemi della natura 
è stato sostituito un nuovo equilibrio, 
più complesso, e quindi più delicato, 
degli ecosistemi in cui la natura interagisce 
con gli artefatti realizzati dall’uomo.

Tuttavia, mentre il primo ha una sua stabilità indipendentemente dalla presenza dell’uomo, il secondo, se questa viene meno, degenera fino al collasso.

La (ri)naturalizzazione degli artefatti

Oggi le necessità, che avevano condizionato le trasformazioni e la manutenzione degli ecosistemi terrazzati, non esistono più.
Le economie locali, abbandonando l’agricoltura non più remunerativa, hanno trovato altri sbocchi nel turismo o nei servizi.
Si è in presenza di una tendenza generalizzata all’abbandono delle pratiche agrarie.
Con il venir meno della manutenzione del territorio, ad esse legata, si assiste al contrarsi degli ecosistemi agricoli e all’involuzione della stabilità ecologica. Le regole che hanno governato i processi di antropizzazione del territorio sono disattese e le leggi della natura tendono a riprendere il loro corso eliminando artefatti, terazzamenti e colture agrarie.

La natura, prima di ristabilizzarsi su nuovi equilibri, 
richiede un tempo di assestamento 
durante il quale aumenta in maniera rilevante 
il rischio legato ai dissesti idrogeologici ed agli incendi.

Affinché ciò non accada anche il processo di rinaturalizzazione va guidato.
Il venir meno della presenza dell’uomo ha avuto quale effetto l’attivarsi di fenomeni catastrofici, che, se non saranno presi provvedimenti, causeranno anche la perdita dell’identità locale, ed, in ultimo, provocheranno la scomparsa di quel paesaggio, che oggi serve da richiamo per l’economia del turismo.


Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale dell’umanità

Nel 1972 la Conferenza generale dell’UNESCO ha adottato la

“Convention concerning the protection of World Cultural and Natural Heritage”.

Obiettivo della convenzione è quello di identificare il patrimonio culturale e naturale di “riconosciuto valore universale”.

Dal momento che la Convenzione distingueva solo le due categorie dei beni di valore naturale e di quelli di valore culturale, non vi erano meccanismi per riconoscere i siti il cui valore era dovuto all’effetto dell’interazione tra i fenomeni naturali ed i fenomeni culturali.

Per questa ragione nel 1992 fu inserita, nella lista dei siti appartenenti al patrimonio mondiale dell’umanità, anche la terza categoria dei “paesaggi culturali”.

La motivazione, da parte del Comitato del Patrimonio mondiale dell’iscrizione delle Cinque Terre come “paesaggio culturale”, recita: 

“La riviera ligure orientale delle Cinque Terre è un paesaggio culturale di valore eccezionale, che rappresenta l’armoniosa interazione stabilitasi tra l’uomo e la natura per realizzare un paesaggio di qualità eccezionale, che manifesta un modo di vita tradizionale millenario e che continua a giocare un ruolo socioeconomico di primo piano nella vitta della comunità”.


Il paesaggio delle Cinque Terre appartiene, inoltre, alla sottocategoria del “paesaggio vivente”, che è definito come quello che “mantiene un ruolo sociale attivo nella società contemporanea, in stretta associazione con i modi tradizionali di vita, e nel quale il processo evolutivo è ancora attivo.

Infatti il paesaggio manifesta non solo l’evidenza materiale delle sue forme, ma anche la loro evoluzione nel tempo”.

Negli orientamenti per l’attuazione della Convenzione del patrimonio
mondiale si afferma che

 “i paesaggi culturali” manifestano l’evoluzione della società e dell’insediamento umano nei secoli, sotto l’influsso dei condizionamenti o dei vantaggi posti dall’ambiente naturale e dalle forze sociali, economiche e culturali, sia interne che esterne”. Essi
rappresentano il risultato dell’azione combinata della natura e dell’uomo e ricoprono una grande varietà di manifestazioni del rapporto tra gli uomini ed il loro ambiente naturale."

Alle Cinque Terre è stato riconosciuto il valore universale eccezionale, in base alla loro “rappresentatività di una regione geo-culturale chiaramente definita ed alla capacità e di rappresentare gli elementi culturali essenziali e distintivi di tale regione”. 
 Il paesaggio delle Cinque Terre, appartenendo al patrimonio mondiale dell’umanità, risponde a criteri di integrità e d’autenticità, che si manifestano nei caratteri di specificità e nelle componenti distintive delle forme del paesaggio agrario, caratterizzato dall’insediamento rurale e dai terrazzamenti sostenuti da muri a secco”.
In quanto “paesaggio culturale” di formazione agricola, riflette sia le
tecniche di utilizzo sostenibile dei suoli, che hanno preso in
considerazione le caratteristiche ed i limiti dell’ambiente naturale,
determinando forme uniche e peculiari del paesaggio, sia una specifica relazione spirituale con la natura, che è la matrice dell’identità culturale delle comunità locali.
Vi si afferma, inoltre, che la protezione dei paesaggi agrari tradizionali può contribuire alle moderne tecniche di utilizzo sostenibile dei suoli ai fini di uno sviluppo in grado di conservare o di migliorare anche i valori naturali, dal momento che la permanenza di forme tradizionali di agricoltura sostiene la biodiversità in molte regioni del mondo. Di conseguenza, la protezione del paesaggio agrario tradizionale, caratterizzato dai muretti a secco e dalla coltivazione della vite, è utile anche per mantenere la biodiversità.

La legge istitutiva del parco nazionale
Nel 1999 è stato istituito il parco nazionale delle Cinque Terre. 
Il piano del parco, anche in accordo a quanto proposto dalle linee guida
per i paesaggi culturali della Convenzione del patrimonio mondiale per il
“piano di conservazione”, ha posto molta attenzione a riconoscere e
distinguere i valori naturalistici ed i valori storico culturali, avendo ben
presente che nelle Cinque Terre sono soprattutto questi ultimi a
determinare anche i valori paesaggistici.


VEDI ANCHE QUESTA BELLA STORIA DELLA LOCALITA' "LA FRANCESCA"
CHE PUR AVENDO SCOPI DI ATTRAZIONE TURISTICA E' COMUNQUE INTERESSANTE PERCHE' CONTIENE APPROFONDITE NOTIZIE STORICHE E DELICATE SUGGESTIONI DI MEMORIE PERSONALI DELL'AUTRICE


MA SE I RISULTATI DEL PIANO DEL PARCO , DELLE RACCOMANDAZIONI DELL'UNESCO E DELL'INTERESSE E DELL'ORGOGLIO DELL'ITALIA AD AVERE TALI RICONOSCIMENTI A LIVELLO MONDIALE SONO QUELLI DI VEDERE OGNI ANNO DI PIU' ABBANDONATI E DEGRADATI TALI TERRITORI, TAGLIATI I FONDI PER FAR FRONTE AL DISSESTO IDROGEOLOGICO, DISATTESI I PIANI DI RIPOPOLAMENTO DEL TERRITORIO, LASCIATI ALL'INCURIA I TERRAZZAMENTI, LASCIATI SOLI I POCHI AGRICOLTORI RIMASTI E A MARCIRE NEL FANGO I PICCOLI BORGHI ....LASCIAMO PURE CHE IL DILUVIO ARRIVI.... NEANCHE UN NOE' CHE COSTRUISCA UN'ARCA SI VEDE PERO'....SULLA CIMA DEL MONTE MAGGIORASCA

CINQUE TERRE E COSTIERA AMALFITANA: LA PERDUTA ARMONIA UOMO/NATURA


L’artificializzazione della natura-  il paesaggio antropizzato e il suo abbandono

dall'web : L' abbandono della COSTIERA AMALFITANA nella RICERCA DI MICHELE PAPPACODA 


Lo spopolamento della montagna col conseguente suo abbandono da parte di coloro che provvedevano a curarne il territorio, è stata la causa primaria dalla quale si è generato il cosiddetto dissesto idrogeologico.

 Questa assenza ha decretato la fine della silvicoltura e ha dato l’avvio a tipi di interventi disomogenei come la deforestazione indiscriminata e selvaggia, il mancato taglio dell’erba dei pascoli e la mancata raccolta delle foglie nei boschi di latifoglie; nello stesso tempo il proliferare di attività di tipo diverso dalla silvicoltura, ha comportato un’eccessiva urbanizzazione delle valli con relativa massiccia opera di cementificazione

Analizziamo ora nello specifico tutte queste problematiche, partendo dalla deforestazione: praticata in modo irrazionale, senza cioè preoccuparsi di ripiantare laddove si era deforestato, essa ha provocato sia un 

forte 

aumento della quantità di ruscellamento 

dell’acqua piovana, sia una notevole diminuzione

 del tempo di scorrimento dello stesso verso i 

corsi d’acqua…..

Ma allora cosa fare? 
Una soluzione potrebbe essere quella di affiancare le attività turistiche ad altre attività che possano compensare, o almeno attutire, l’impatto da essa derivante. 
Ad esempio ricreare la silvicoltura, tentando di riportare in montagna gente disposta a dedicarsi a questa attività, magari offrendo loro condizioni di vita dignitose attraverso finanziamenti e contributi. Un investimento mirato ad un’attività di prevenzione, insomma, un investimento che a medio - lungo termine darebbe i suoi frutti anche in termini economici, perché  prevenire costa meno che ricostruire.



Muretti a secco, un'«arte» da tramandare

di Gian Carlo Bailo

CINQUE TERRE — La tutela dell'ambiente delle Cinque Terre non si può attuare con un «paper park» cioè un parco sulla carta .
Ne è ostinatamente convinto il suo presidente Franco Bonanini che ormai trascorre nel suo ufficio una media di dieci ore giornaliere per far nascere un parco economico. 
Trenta anni fa i seimila abitanti dei cinque borghi marinari provvedevano come veri e propri «operai virtuali» al mantenimento del territorio. 
Poi con l'arrivo del boom economico degli anni '60 iniziò lo spopolamento che raggiunse il suo culmine negli anni Ottanta, da qui l'inarrestabile sgretolamento di un territorio con i guasti oggi ben noti a tutti.
 Agricoltura in declino e sviluppo turistico esponenziali non potranno reggere all'infinito perché proprio il paesaggio monumentale costruito dagli agricoltori in secoli di storia è destinato a sparire in poco tempo.

I due milioni di turisti che ogni anno visitano le Cinque Terre proprio per vedere un paesaggio unico al mondo dovranno diventare i salvatori di questo mondo da qui le prime tre azioni ideate dal Parco: l'adozione delle terre incolte, il marchio di qualità e la carta servizi. 
Da giugno ai turisti e ai non residenti sarà offerta la possibilità di usufruire di un pacchetto di servizi che riguardano la mobilità con tre fasce di utilizzo . I soldi derivanti da questa operazione andranno ad alimentare le opere di ripristino dei muretti a secco in sinergia con le altre due operazioni. Altro beneficio di queste entrate sarà la diminuzione delle tasse come l'Ici e Tarsu che ora gravano sui residenti la maggioranza dei quali non trae nessun beneficio dai flussi turistici. 
Dal professor Terranova è arrivata la proposta di istituire una vera e propria scuola di formazione per la costruzione dei muretti a secco sulla falsa riga di quella di Palma di Maiorca dove giovani di tutto il mondo sono impegnati nella stessa opera di salvaguardia dei terrazzamenti dell'isola spagnola. Tutti qualificati gli interventi come quello del professor Luigi Da Deppo uno dei massimi esperti italiani in materia di salvaguardia delle coste dall'erosione che ha messo in guardia dal proseguire da una politica di sfruttamento dei nostri litorali infatti ben 1200 chilometri di coste italiane sono attualmente soggetta a erosione. No ad esempio alla costruzione di nuovi porti rifugio previsti in abbondanza dal piano della costa ligure. 
Moderatore della giornata il professor Emilio Olzi direttore del centro «Tempe» Cnr di Milano. 


DISSESTO IDROGEOLOGICO: SBAGLIATO LIMITARSI A CANALIZZARE I FIUMI


COSì SOSTIENE IL WWF

Negli ultimi cinquanta anni, in Italia la maggior parte dei fiumi è stata oggetto di un'aggressione da parte dell'uomo che ne ha modificato radicalmente assetti e dinamiche I corsi d’acqua sono stati considerati – e in molti casi trasformati – in canali ignorando che si tratta di ecosistemi naturali regolati non solo dalle leggi dell’idraulica. La biodiversità di questi ambienti si è drasticamente ridotta e con essa la funzionalità ecologica che li caratterizza. E’ prevalso e prevale tuttora un approccio esclusivamente idraulico, retaggio di politiche ottocentesche rispetto la necessità di un’impostazione interdisciplinare che tenga in egual conto aspetti geomorfologici, idrologici, ecologici.

Ci si è, così, adoperati a “canalizzare” i fiumi con l’idea di poter contenere le acque in alvei sempre più stretti e regolati e consentire un rapido deflusso delle acque verso valle nei periodi di piena. Grazie anche ad una sempre più spinta “impermeabilizzazione” e alla perdita di capacità di ritenzione del territorio, l’acqua meteorica raggiunge sempre più velocemente i corsi d’acqua principali che raggiungono altrettanto velocemente colmi di piena pericolosi. 
Se a questo si aggiunge l’escavazione selvaggia che si è avuta fino agli anni ’70 (poi giustamente regolamentata), gli sbarramenti trasversali, la riduzione delle aree di esondazione naturale, la distruzione degli ambienti ripariali, l’inquinamento delle acque, ci si rende conto della necessità urgente di rafforzare una politica di governo unitaria, integrata ed interdisciplinare basata sui bacini idrografici.
Il WWF ritiene fondamentale promuovere la tutela e gestione dei bacini idrografici attraverso il ripristino degli equilibri idrogeologici ed ambientali. E’ indispensabile favorire un approccio ecologico basato sulla rinaturazione degli ecosistemi (dossier WWF: "Il governo dell’acqua in Italia: rilancio o crisi?"   – Relazione alla VIII Commissione Parlamentare sulle opere idrauliche previste) che rientra nella necessità di favorire un governo delle acque integrato, basato sul bacino idrografico e sui principi di prevenzione, precauzione e solidarietà. 

http://www.wwf.it/client/render.aspx?root=962

PERCHE' E' AVVENUTA L'ALLUVIONE IN LIGURIA?







Come è fatta la Liguria e come mai spesso capitano queste alluvioni?

esiste un modo per evitare le alluvioni?


il cambiamento climatico è uno dei colpevoli della tragedia?

ci sono in Italia altri luoghi dove può succedere una cosa analoga?




L'ESPERTO RISPONDE A QUESTE DOMANDE CLICCA QUI:







Da sempre l’Italia fa i conti con un territorio “fragile”:

 in 50 anni, dal 1960 al 2010, si contano 4.122 morti, 84 dispersi, 2.836 feriti in totale tra frane e inondazioni: è il bilancio di una ricostruzione storica dell’istituto di ricerca e protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche.

In particolare, dal 1960 al 2010 in Italia le frane del terreno hanno provocato un totale di 3.407 morti, 15 dispersi e 1.927 feriti, contando anche disastri come il Vajont del 9 ottobre 1963 e quello della Val di Stava del 19 luglio 1985.

Le vittime delle inondazioni sono state 715, i dispersi 69 ed i feriti 909.


 Toscana e Liguria sono già state colpite da un' alluvione l’anno scorso.
Ma "il problema è diffuso in tutto il territorio è un problema di interazione, tra un paesaggio, un territorio sicuramente fragile e noi intesi come comunità, che ci siamo insediati laddove non avremmo dovuto.

Nella grande maggioranza dei casi siamo noi che siamo andati ad insediarci in zone a rischio

Abbiamo  – spiega il dirigente – molte conoscenze e metodi per intervenire preventivamente e mitigare il rischio: monitoraggi costanti per avere una conoscenza migliore del territorio, dati satellitari, sondaggi in loco, zonazione, opere di contenimento, drenaggio; sono anche a disposizione tantissime tecniche di ingegneria naturalistica come l’uso di determinati tipi di vegetazione e colture che riducono l’impatto franoso e aiutano a mantenere i versanti. Invece – fa notare il ricercatore –in molte zone dell’italia centrale e meridionale molte attività agroeconomiche, avviate in risposta alle politiche della comunità europea, hanno contribuito ad aumentare fenomeni di erosione e frane, come ad esempio una viticoltura esasperata o colture di grano in aree non adatte“. 

Ma tutti questi interventi preventivi in ogni caso “costano molto, e in questo periodo soprattutto – fa notare – come si sa non ci sono soldi“. 




ECCO UN TITOLO MOLTO SIGNIFICATIVO DI NON MOLTO TEMPO FA :

Salta il fondo per il dissesto idrogeologico 
(ma il 70% dei comuni è a rischio)
Nella manovra il governo ha previsto di far saltare il finanziamento da un miliardo per interventi preventivi per evitare frane e alluvioni. "A rischio la sicurezza dei cittadini", denuncia l'assessore campano alle Opere pubbliche

In Italia quasi il 70% dei comuni ha problemi geologici e idraulici, 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione, 2.596 presentano entrambi i rischi. I numeri, contenuti nel rapporto annuale Eurispes, raccontano un Paese fragile che ogni anno fa i conti con tragedie e annunci di interventi urgenti. Il costo per riparare i danni causati da frane e alluvioni è di oltre un miliardo di euro ogni anno: il Consiglio nazionale dei geologi calcola che negli ultimi 20 anni sono stati spesi circa 22 miliardi di euro per rimediare ai danni dei disastri naturali. Ma ora, con la manovra, il fondo ministeriale per il contrasto del dissesto idrogeologico rischia di essere tagliato.