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sabato 6 aprile 2013
venerdì 18 novembre 2011
sabato 4 giugno 2011
sabato 26 giugno 2010
la musica medievale
clicca qui per saperne di più MUSICA MEDIEVALE
Mentre in Italia si sviluppava la civiltà dei Comuni, in Francia si consolidava il concetto di corte: era come un'isola di civiltà e cultura, in cui si svolgeva una vita autonoma, slegata spesso dalle vicende politiche e dai conflitti religiosi, ispirata agli ideali di "cortesia" e della "cavalleria", fondata principalmente su un elegante cerimoniale, sull'omaggio galante, sul divertimento spensierato.
Un Trovatore
si accompagna con un strumento
antico simile alla nostra chitarra
si accompagna con un strumento
antico simile alla nostra chitarra
L'atmosfera di questo mondo rifluì in quella produzione tipicamente cortigiana e aristocratica che è la lirica trovadorica.
Il movimento trobadorico fu il primo movimento poetico della letteratura europea in lingua volgare ed ebbe nascita in Provenza, nel sud della Francia veso il 1100 diffondendosi poi nel nord della Francia ma anche in Germania, in Spagna e in Italia.
Il nome trovatore deriva dal provenzale trobador, riconducibile al latino medievale tropatore ossia "inventore di tropi": il tropus è infatti un genere di componimento in versi che nel corso del XV secolo era particolarmente diffuso nel canto liturgico e in particolar modo nell'abbazia di San Marziale di Limoges.
Un Troviero
di corte
recita alcuni versi
La sua origine è riconducibile alle corti feudali in una civiltà "cortese" in cui il trovatore svolge la sua attività da professionista, provvedendo sia all'aspetto poetico sia a quello più strettamente musicale.
Le liriche erano dunque non erano destinate alla lettura bensì al canto e alla recitazione da parte dello stesso trovatore o di un giullare (dal latino joculator), che spesso popolava fiere e corti: si può anche pensare ad una divisione professionale dei compiti in cui al trovatore spettava un compito di compositore mentre al giullare era poi affidata l'esecuzione, sebbene tale distinzione non appare sempre così netta.
Trovatori (dall'antico francese trobar, trovare rime, versi, metri) si chiamarono quei poeti-musicisti che si servivano della lingua d'oc diffusa nella Francia meridionale, mentre in lingua d'oil (che sarà la base del francese moderno) poetavano i trovieri della Francia settentrionale.
Non bisogna confondere i trovatori con i menestrelli e i giullari, essi non erano come i secondi girovaghi in cerca di un posto stabile e sicuro, tutt'altro.martedì 8 giugno 2010
Carmina burana
Il brano "In taberna quando sumus" è tratto da una raccolta di canti medioevali di musica profana denominati Carmina Burana, risalenti alla prima metà del XIII secolo e, forse, prima.
Il manoscritto che li raccoglie fu ritrovato nel 1800 presso il Monastero benedettino di Beuren, in Baviera, e pertanto i Canti presero il nome di Carmina Burana, cioè Poesie di Beuren.
Questi canti scritti in latino e volgare sono composizioni scherzose, le cui partiture sono arrivate a noi solo parzialmente musicate; sono stati ricomposti nel 1937 dal musicista tedesco Carl Orff (1895 – 1982).
http://youtu.be/DZ71CQiDBp
Il manoscritto che li raccoglie fu ritrovato nel 1800 presso il Monastero benedettino di Beuren, in Baviera, e pertanto i Canti presero il nome di Carmina Burana, cioè Poesie di Beuren.
Questi canti scritti in latino e volgare sono composizioni scherzose, le cui partiture sono arrivate a noi solo parzialmente musicate; sono stati ricomposti nel 1937 dal musicista tedesco Carl Orff (1895 – 1982).
http://youtu.be/DZ71CQiDBp
Carmina burana
Carmina Burana . in taverna quando sumus
In taberna quando sumus
Non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus
Cui semper insudamus
Quid agatur in taberna
Ubi nummus est pincerna
Hoc est opus ut queratur
Si quid loquar, audiatur
Quidam ludunt, quidam bibunt
Quidam indiscrete vivunt
Sed in ludo qui morantur
Ex his quidam denudantur
Quidam ibi vestiuntur
Quidam saccis induuntur
Ibi nullus timet mortem
Sed pro Baccho mittunt sortem:
Hier ein Spiel, ein Trunk daneben
Dort ein wahres Heidenleben
Wo des Spieles wird gepflogen
Sieht sich mancher ausgezogen
Klopft ein anderer stolz die Tasche
Liegt der Dritt in Sack und Asche
Wer wird um den Tod sich scheren?
Losung ist: Zu Bacchus Ehren! Quando siamo all'osteria
Non ci curiamo più del mondo
Ma ci affrettiamo al gioco
Al quale sempre ci accaniamo
Che si faccia all'osteria
Dove il soldo fa da coppiere
Questa è cosa da chiedere
Si dia ascolto a ciò che dico

C'è chi gioca, c'è chi beve
C'è chi vive senza decenza
Ma tra coloro che attendono al gioco
C'è chi viene denudato
Chi al contrario si riveste
Chi di sacchi si ricopre
Qui nessuno teme la morte
Ma per Bacco tentano la sorte:
Qui un gioco, insieme a una bevuta
Là una vera vita da miscredente
Dove c'è l'abitudine del gioco
Si vedono alcuni che si spogliano
Un altro batte orgogliosamente la tasca
Il terzo giace tra sacchi e cenere
Chi si curerà della morte?
La parola d'ordine è: onore a Bacco!
In taberna quando sumus
Non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus
Cui semper insudamus
Quid agatur in taberna
Ubi nummus est pincerna
Hoc est opus ut queratur
Si quid loquar, audiatur
Quidam ludunt, quidam bibunt
Quidam indiscrete vivunt
Sed in ludo qui morantur
Ex his quidam denudantur
Quidam ibi vestiuntur
Quidam saccis induuntur
Ibi nullus timet mortem
Sed pro Baccho mittunt sortem:
Hier ein Spiel, ein Trunk daneben
Dort ein wahres Heidenleben
Wo des Spieles wird gepflogen
Sieht sich mancher ausgezogen
Klopft ein anderer stolz die Tasche
Liegt der Dritt in Sack und Asche
Wer wird um den Tod sich scheren?
Losung ist: Zu Bacchus Ehren! Quando siamo all'osteria
Non ci curiamo più del mondo
Ma ci affrettiamo al gioco
Al quale sempre ci accaniamo
Che si faccia all'osteria
Dove il soldo fa da coppiere
Questa è cosa da chiedere
Si dia ascolto a ciò che dico

C'è chi gioca, c'è chi beve
C'è chi vive senza decenza
Ma tra coloro che attendono al gioco
C'è chi viene denudato
Chi al contrario si riveste
Chi di sacchi si ricopre
Qui nessuno teme la morte
Ma per Bacco tentano la sorte:
Qui un gioco, insieme a una bevuta
Là una vera vita da miscredente
Dove c'è l'abitudine del gioco
Si vedono alcuni che si spogliano
Un altro batte orgogliosamente la tasca
Il terzo giace tra sacchi e cenere
Chi si curerà della morte?
La parola d'ordine è: onore a Bacco!
Carmina Burana
(O Fortuna, apertura dei Carmina Burana)
Testo Originale
O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem.
Sors immanis et inanis rota tu volubilis status malus vana salus semper dissolubilis, obumbrata et velata mihi quoque niteris; nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.
Sors salutis et virtutis mihi nunc contraria est affectus et defectus semper in angaria.
Hac in hora sine mora cordum pulsum tangite; quod per sortem sternit fortem mecum omnes plangite!
Traduzione
O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l’odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza.
Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda.
Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano.
In quest’ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!
Testo Originale
O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem.
Sors immanis et inanis rota tu volubilis status malus vana salus semper dissolubilis, obumbrata et velata mihi quoque niteris; nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.
Sors salutis et virtutis mihi nunc contraria est affectus et defectus semper in angaria.
Hac in hora sine mora cordum pulsum tangite; quod per sortem sternit fortem mecum omnes plangite!
Traduzione
O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l’odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza.
Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda.
Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano.
In quest’ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!
Canti gregoriani
Il canto gregoriano è un genere musicale vocale, monodico e liturgico, proprio della Chiesa cattolica romana.Viene elaborato nel Medioevo a partire dal VIII secolo dall'incontro del canto romano antico con il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia.
Il canto gregoriano è un canto liturgico, solitamente interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore (cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione di tutta l'assemblea liturgica. È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino.
Deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento strumentale, poiché ogni armonizzazione, anche se discreta, altera la struttura di questa musica.
In effetti, si tratta di un canto monodico, è una musica cioè che esclude la simultaneità sonora: ogni voce che lo esegue canta all'unisono.
Non è cadenzato, ma è assolutamente ritmico. Il suo ritmo è molto vario. Nei passaggi salmodici o sillabici, il ritmo proviene principalmente dalle parole. Nei passaggi neumatici o melismatici, è la melodia che diventa preponderante. Queste due componenti sono costantemente presenti.
È una musica recitativa che predilige il testo in prosa, che prende origine dal testo sacro e che favorisce la meditazione e l'interiorizzazione (ruminatio) delle parole cantate.
Il canto gregoriano non è un elemento ornamentale o spettacolare che si aggiunge alla preghiera di una comunità orante, ma è parte integrante ed efficace della stessa lode a Dio , al servizio ed alla comprensione della parola di Dio.
È questo il significato più profondo ed intimo di questo genere musicale.
giovedì 3 dicembre 2009
3 DICEMBRE - Giornata ONU dei Diritti delle Persone con disabilità
A PROPOSITO DI DISABILITA'
IL TESTO DI QUESTA CANZONE DI DE GREGORI
presenta la figura di un reduce di guerra, "del Vietnam o della Corea", ha detto l'autore, che sogna di poter vincere la propria solitudine esistenziale, grazie all'amore e al sogno. L'uomo sogna Atene ("è la culla della nostra civiltà" secondo De Gregori) ma sotto la neve, simbolo del gelo metaforico che lo avvolge e l'ospedale militare dove gli misero una gamba di legno al posto dell'arto perso in guerra e va a Parigi, dove cammina, zoppicando, lungo gli Champs-Élysées, incontro alla sconfitta definitiva, ma in piedi. La vicenda si snoda per associazioni, proprio come in un sogno, su di una musica morbida e lenta.
ASCOLTA LA CANZONE SU YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=hEVbuZuEe8o
De gregori GAMBADILEGNO A PARIGI
E allora sognò Atene
e la sua bocca spalancata
E la sua mano da riscaldare
e la sua vita stonata
E quel suo mare senza onde
e la sua vita gelata
E allora sognò Atene
sotto una nevicata
Guardalo come cammina
ballerino di samba
E come inciampa in ogni spigolo
innamorato e ridicolo
Come guida la banda
come attraversa la strada
senza una gamba
Portami via da questa terra
da questa pubblica città
Da questo albergo tutto fatto a scale
da questa umidità
Dottoressa chiamata Aprile
che conosci l'inferno
Portami via da questo inverno
portami via da qua
E allora sognò Atene
e l'ospedale militare
Ed i soldati carichi di pioggia
e un compleanno da ricordare
Ed un ombrello sulla spiaggia
e un dopoguerra sul lungomare
E allora sognò il tempo
che lo voleva fermare
Guardalo come cammina
Lazzaro di Notre Dame
Come sta dritto nella tempesta
alla fermata del tram
Chiama un tassì si mette avanti
dai Campi Elisi alla Grande Arche
Gambadilegno avanti avanti
avanti marsch!
IL TESTO DI QUESTA CANZONE DI DE GREGORI
presenta la figura di un reduce di guerra, "del Vietnam o della Corea", ha detto l'autore, che sogna di poter vincere la propria solitudine esistenziale, grazie all'amore e al sogno. L'uomo sogna Atene ("è la culla della nostra civiltà" secondo De Gregori) ma sotto la neve, simbolo del gelo metaforico che lo avvolge e l'ospedale militare dove gli misero una gamba di legno al posto dell'arto perso in guerra e va a Parigi, dove cammina, zoppicando, lungo gli Champs-Élysées, incontro alla sconfitta definitiva, ma in piedi. La vicenda si snoda per associazioni, proprio come in un sogno, su di una musica morbida e lenta.
ASCOLTA LA CANZONE SU YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=hEVbuZuEe8o
De gregori GAMBADILEGNO A PARIGI
E allora sognò Atene
e la sua bocca spalancata
E la sua mano da riscaldare
e la sua vita stonata
E quel suo mare senza onde
e la sua vita gelata
E allora sognò Atene
sotto una nevicata
Guardalo come cammina
ballerino di samba
E come inciampa in ogni spigolo
innamorato e ridicolo
Come guida la banda
come attraversa la strada
senza una gamba
Portami via da questa terra
da questa pubblica città
Da questo albergo tutto fatto a scale
da questa umidità
Dottoressa chiamata Aprile
che conosci l'inferno
Portami via da questo inverno
portami via da qua
E allora sognò Atene
e l'ospedale militare
Ed i soldati carichi di pioggia
e un compleanno da ricordare
Ed un ombrello sulla spiaggia
e un dopoguerra sul lungomare
E allora sognò il tempo
che lo voleva fermare
Guardalo come cammina
Lazzaro di Notre Dame
Come sta dritto nella tempesta
alla fermata del tram
Chiama un tassì si mette avanti
dai Campi Elisi alla Grande Arche
Gambadilegno avanti avanti
avanti marsch!
Integrazione ! No grazie
Vi sono 3 concetti per spiegare l’evoluzione del rapporto
tra rispetto dei diritti delle persone con disabilità e approcci della società nel garantirne la forma della loro
partecipazione alla vita sociale.
Concetti, su cui il dibattito internazionale ed i più recenti documenti delle Nazioni Unite hanno chiarito il senso:
• INSERIMENTO: è l’approccio che riconosce il diritto delle persone con disabilità ad avere un posto nella società, ma che si limita ad inserirle in un posto spesso separato dalla società (per es. un istituto o una classe speciale) o in una situazione passiva (quello che nel movimento delle persone con disabilità chiamiamo tappezzeria). La decisione su “dove” debbano vivere e “come” debbano essere trattate non è presa dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, nel caso non possano rappresentarsi da sole
• INTEGRAZIONE: è il processo che garantisce alle persone con disabilità il rispetto dei diritti all’interno dei luoghi ordinari, senza però modificare le regole e i principi di funzionamento della società e delle istituzioni che li accolgono. Vi è dietro questa impostazione ancora una lettura basata sul modello medico della disabilità (tali persone sono malate, invalide, limitate e la disabilità viene considerata una condizione soggettiva causata dalle minorazioni; le persone con disabilità vanno tutelate sulla base di un intervento speciale, vedi per es. insegnante di sostegno). Prevale l’idea che le persone con disabilità siano speciali e vadano sostenute attraverso interventi prevalentemente tecnici.
• INCLUSIONE: è il concetto che prevale nei documenti internazionali più recenti.
La persona con disabilità è considerata cittadino
a pieno titolo e quindi titolare di tutti i diritti
come gli altri cittadini.
Viene però riconosciuto che
la società si è organizzata in maniera tale da creare ostacoli, barriere e discriminazioni, che vanno rimosse e trasformate.
La persona con disabilità entra quindi nella comunità con pieni poteri e ha il diritto di partecipare alle scelte su come la società si organizza, sulle sue regole e sui principi di funzionamento
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