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lunedì 27 gennaio 2014

giorno della memoria





C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

(Joyce Lussu)




martedì 25 settembre 2012

BRECHT HO SENTITO CHE NON VOLETE IMPARARE NIENTE


Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato - esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi
Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
Imparare niente. Così come sei
Puoi rimanere.

E se, nonostante tutto, ci sono delle difficoltà,
dato che i tempi,
Come ho sentito, sono insicuri
Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
Ciò che devi fare affinché stiate bene.
Essi hanno letto i libri di quelli
Che sanno le verità
Che hanno validità in tutti i tempi
E le ricette che aiutano sempre.

Dato che ci sono così tanti che pensano per te
Non devi muovere un dito.
Però, se non fosse così
Allora dovresti studiare.










A  QUELLI  NATI  DOPO  DI  NOI



Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.


Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?


È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.
(Quando cessa la mia fortuna sono perso.)

Mi dicono: "Mangia e bevi! Accontentati perché hai!"
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l'odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l'uomo è amico dell'uomo
ricordate noi
con indulgenza.



venerdì 1 giugno 2012

PERCORSO POETICO -L'UOMO E LA LUNA - IL CIELO LONTANO

 I POETI PARLANO AL CIELO CHE NON RISPONDE.

LEOPARDI RAGIONA CON IL LUCIDO MONOLOGO DEL PASTORE-FILOSOFO
PASCOLI PIANGE CON LE STELLE CADENTI NELLA NOTTE DI SAN LORENZO

TUTTI E DUE I POETI ESPRIMONO
l'incredula meraviglia dell'UOMO che guardando il cielo ha sperato ancora una volta che qualcosa di divino potesse intervenire e proteggerlo da lassù, 
ma -colpito dal male - scopre quanto egli sia piccolo e debole
in confronto alla NATURA-
che se ne sta chiusa nella sua sfera superiore,
infinita ed eterna, 
 INDIFFERENTE O IMPOTENTE
di fronte alle sofferenze degli INNOCENTI -
il PASTORE- la RONDINE uccisa mentre si reca al nido- il PADRE assassinato -
i piccoli nel NIDO, e nella CASA, 
che attendono inutilmente il ritorno del loro genitore. 
L'uomo si chiede perchè la VITA sia fatica, sofferenza, malattia, 
perchè l'amore e le speranze siano sconfitte dal MALE e dalla morte. 
Lo chiede alla LUNA, lo chiede al CIELO, ma non ottiene alcuna risposta.



 LEOPARDI - IL CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL'ASIA
 Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
...
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
...
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand'io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l'aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell'innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d'ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell'esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors'altri; a me la vita è male.
...



PASCOLI   X AGOSTO

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla
.

Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano
;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano
.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male


Anche UNGARETTI nella trincea della Prima Guerra Mondiale assiste al massacro illuminato dalla LUNA PIENA - una luna che continua ad illuminare le scene crudeli della guerra con indifferenza -

UNGARETTI    VEGLIA
    Cima Quattro il 23 dicembre 1915 
    Un’intera nottata
    Buttato vicino 
    A un compagno 
    Massacrato  
    Con la bocca 
    Digrignata 
    Volta al plenilunio 
    Con la congestione
    Delle sue mani 
    Penetrata 
    Nel mio silenzio
      Ho scritto
    Lettere piene d’amore 
    Non sono mai stato 
    Tanto Attaccato alla vita.


MA ALLA FINE IL MESSAGGIO DI UNGARETTI RISULTA IN PARTE PIù POSITIVO: L'ESPERIENZA DEL MALE E DEL DOLORE Dà AL POETA UN DESIDERIO PIù FORTE DI VITA E DI AMORE .
IN UNGARETTI C'è ANCORA LA DEBOLE SPERANZA CHE CI SIA QUALCOSA DI DIVINO E DI BUONO, UN DESIDERIO DI INNOCENZA, NON TANTO NEL CIELO, QUANTO NELL'INTERIORITà DELL'INDIVIDUO








CHIARORE E SILENZIO 
HANNO BEN DIVERSA VALENZA NELLA VISIONE DI GABRIELE D'ANNUNZIO




O falce di luna calante



O falce di luna calante
che brilli su l'acque deserte, 
o falce d'argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!
Aneliti brevi di foglie, 
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe 'l vasto silenzio va.
Oppresso d'amor, di piacere, 
il popol de' vivi s'addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

LA SIEPE E IL MURO / LEOPARDI E IL NOVECENTO

IL LEOPARDISMO NEI POETI DEL NOVECENTO


L'INFINITO

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.
E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare
»

Giacomo Leopardi




La siepe è il FILTRO  attraverso il quale una visione imperfetta della realtà permette alla mente di fingere e creare l’illusione dell’infinito e dell’eterno.


E' un'idea SUBLIME superiore ai limiti della RAGIONE umana, limiti invalicabili della MATERIA oltre i quali non c'è che il NULLA. Raggiungere con la mente il concetto di infinito è quindi come superare l'impossibile,come giungere a Dio, e scoprire nel momento stesso l'ABISSO nel quale NAUFRAGARE accorgendosi del suo NON ESSERE.

Eppure nel romanticismo

 -anche il più pessimistico come quello leopardiano –
                    sono fondamentali i valori ideali
                      le passioni

                      l’amore, la bellezza, l’eroismo

NEI POETI DEL NOVECENTO IL PESSIMISMO DIVENTA ANCORA PIU' TOTALE:

 IL MALE DI VIVERE 

E' DETERMINATO DAI SENSI DI COLPA DEL FASCISMO E DELLE GUERRE MONDIALI, DEGLI ORRORI VISSUTI,

 E LA SOCIETA' INDUSTRIALIZZATA E CAPITALISTICA

 TOGLIE OGNI SPERANZA DI SALVEZZA.

LA SIEPE DIVENTA UN MURO INVALICABILE 

TRA LA VITA TERRENA CON I SUOI DOLORI E LA SUA INUTILITA' 

E L'ILLUSIONE DI UN MONDO DI LIBERTA' SPIRITUALE, 

DI BENE E DI PACE, 

CHE E' IRRAGGIUNGIBILE


Giorgio Caproni 




da  Il muro della terra
Anch’io

Ho provato anch’io.
È stata tutta una guerra
d’unghie. Ma ora so. Nessuno
potrà mai perforare
il muro della terra.





Nella poesia di Caproni la siepe si è trasformata in un MURO impenetrabile
e la vita una GUERRA VANA 
MURO = TERRA = MATERIA
Il muro separa la vita terrena da un mondo spirituale  al di là della materia , ma ci isola anche dagli altri e da noi stessi, ci rende impossibile la conoscenza,
 ci condanna alla incomunicabilità ed alla alienazione




Meriggiare pallido e assorto


Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi

Nelle crepe del suolo o su la veccia

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.



Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

Eugenio Montale








MURO =limite tra reale e irreale, materia e spirito
PAESAGGIO BRULLO E ASSOLATO =vita umana, dolore, angoscia
STERPI-FRUSCI-PRUNI-SCHIOCCHI=fonosimbolismo= angoscia
FORMICHE= gli esseri umani,vanno e vengono,di qua e di là, piccoli e inutili in continuo agitarsi
MARE LONTANO E PALPITANTE=sogno speranza vana di felicità e libertà irraggiungibile (si intravvede in lontananza, come l’orizzonte oltre la siepe per Leopardi- ma come per Leopardi la visione è illusoria)
COCCI AGUZZI=in cima al muro rappresentano l’impossibilità di oltrepassarlo, e suggeriscono lacerazioni e sofferenze che accompagnano ogni tentativo
SOLE ABBAGLIANTE= incapacità di vedere, di trovare la via; l’uomo è accecato spesso dalla troppa convinzione di sapere, paradossalmente dalle troppe certezze







POETI IN VIAGGIO


LEOPARDI  OPERETTE MORALI
 DIALOGO DI UN ISLANDESE E LA NATURA
Un Islandese, che era corso per la maggior parte del mondo, e soggiornato in diversissime terre; andando una volta per l'interiore dell'Affrica, ... Vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra, e a somiglianza degli ermi colossali veduti da lui, molti anni prima, nell'isola di Pasqua. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile, di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardavalo fissamente; e stata così un buono spazio senza parlare, all'ultimo gli disse.
Natura. Chi sei? che cerchi in questi luoghi dove la tua specie era incognita?


Islandese. Sono un povero Islandese, che vo fuggendo la Natura; e fuggitala quasi tutto il tempo della mia vita per cento parti della terra, la fuggo adesso per questa.
Natura. Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da se medesimo. Io sono quella che tu fuggi.
....
Islandese. ....mi posi a cangiar luoghi e climi, per vedere se in alcuna parte della terra potessi non offendendo non essere offeso, e non godendo non patire. E a questa deliberazione fui mosso anche da un pensiero che mi nacque, che forse tu non avessi destinato al genere umano se non solo un clima della terra (come tu hai fatto a ciascuno degli altri generi degli animali, e di quei delle piante),
e certi tali luoghi;... quasi tutto il mondo ho cercato, e fatta esperienza di quasi tutti i paesi; sempre osservando il mio proposito, di non dar molestia alle altre creature, se non il meno che io potessi, e di procurare la sola tranquillità della vita. Ma io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, afflitto nei climi temperati dall'incostanza dell'aria, infestato dalle commozioni degli elementi in ogni dove.
E già mi veggo vicino il tempo amaro e lugubre della vecchiezza; vero e manifesto male, anzi cumulo di mali e di miserie gravissime; e questo tuttavia non accidentale, ma destinato da te per legge a tutti i generi de' viventi,
Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento.
Islandese…. a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? 
 ...

 Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno.

Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città di Europa.


UNGARETTI    GIROVAGO
Campo di Mailly maggio 1918

In nessuna
Parte
Di terra
Mi posso
Accasare
A ogni
Nuovo
Clima
Che incontro
Mi trovo
Languente
Che
Una volta
Già gli ero stato
Assuefatto
E me ne stacco sempre
Straniero
Nascendo
Tornato da epoche troppo
Vissute
Godere un solo
Minuto di vita
Iniziale

Cerco un paese
Innocente



LEOPARDI  L'INFINITO
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.



UNGARETTI    ALLEGRIA DI NAUFRAGI
Versa il 14 febbraio 1917
E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.



UNGARETTI MATTINO

M'illumino
d'immenso




 MONTALE  MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.




LEOPARDI- OPERETTE MORALI

DIALOGO DI COLOMBO E GUTIERREZ
Colombo
Bella notte, amico.
Gutierrez
Bella in verità: e credo che a vederla da terra, sarebbe più bella.
Colombo
Benissimo: anche tu sei stanco del navigare.
Gutierrez
Non del navigare in ogni modo; ma questa navigazione mi riesce più lunga che io non aveva creduto, e mi dà un poco di noia.
Colombo
…Ma voglio solamente inferire, rispondendo alla tua richiesta, che quantunque la mia congettura sia fondata in argomenti probabilissimi, non solo a giudizio mio, ma di molti geografi, astronomi e navigatori eccellenti, coi quali ne ho conferito, come sai, nella Spagna, nell’Italia e nel Portogallo; nondimeno potrebbe succedere che fallasse: perché, torno a dire, veggiamo che molte conclusioni cavate da ottimi discorsi, non reggono all’esperienza; e questo interviene più che mai, quando elle appartengono a cose intorno alle quali si ha pochissimo lume.


….
Gutierrez
Di modo che tu, in sostanza, hai posto la tua vita, e quella de’ tuoi compagni, in sul fondamento di una semplice opinione speculativa.
Colombo
Così è: non posso negare. Ma, lasciando da parte che gli uomini tutto giorno si mettono a pericolo della vita con fondamenti più deboli di gran lunga, e per cose di piccolissimo conto, o anche senza pensarlo; considera un poco. Se al presente tu, ed io, e tutti i nostri compagni, non fossimo in su queste navi, in mezzo di questo mare, in questa solitudine incognita, in istato incerto e rischioso quanto si voglia; in quale altra condizione di vita ci troveremmo essere? in che saremmo occupati? in che modo passeremmo questi giorni? Forse più lietamente? o non saremmo anzi in qualche maggior travaglio o sollecitudine, ovvero pieni di noia? Che vuol dire uno stato libero da incertezza e pericolo?

Credesi comunemente che gli uomini di mare e di guerra, essendo a ogni poco in pericolo di morire, facciano meno stima della vita propria, che non fanno gli altri della loro. Io per lo stesso rispetto giudico che la vita si abbia da molto poche persone in tanto amore e pregio come da’ navigatori e soldati. Quanti beni che, avendoli, non si curano, anzi quante cose che non hanno pur nome di beni, paiono carissime e preziosissime ai naviganti, solo per esserne privi!
Niuno, eccetto i navigatori, e massimamente noi, che per la molta incertezza del successo di questo viaggio, non abbiamo maggior desiderio che della vista di un cantuccio di terra; questo è il primo pensiero che ci si fa innanzi allo svegliarci, con questo ci addormentiamo; e se pure una volta ci verrà scoperta da lontano la cima di un monte o di una foresta, o cosa tale, non capiremo in noi stessi dalla contentezza; e presa terra, solamente a pensare di ritrovarci in sullo stabile, e di potere andare qua e là camminando a nostro talento, ci parrà per più giorni essere beati.


mercoledì 21 marzo 2012

21 marzo GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA



Commiato

Gentile Ettore Serra

Poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita  fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso
Giuseppe Ungaretti


Il primo giorno di primavera è anche, significativamente, la Giornata mondiale della poesia dell’Unesco, un’occasione che oggi si festeggia in tutto il mondo con una fioritura di reading e celebrazioni, anche on line. Ad esempio, il quotidiano inglese «Guardian» mette a disposizione sul suo sito, nelle pagine di «education», link e pagine didattiche dedicate alla poesia. Anche in Italia, dove tra l’altro il volume delle opere complete di Wislawa Szymborska edito da Adelphi ha scalato le classifiche dopo la morte dell’autrice e l’omaggio televisivo di Roberto Saviano, si moltiplicano gli eventi. Il «Corriere della Sera» è impegnato nell’iniziativa «Un secolo di poesia», la collana dedicata ai poeti del Novecento (in tutto 30 autori), con nuove antologizzazioni e traduzioni, oltre che con introduzioni inedite di critici e studiosi: da ieri è in edicola uno dei capisaldi della poesia americana, la celebreAntologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con testo a fronte, nell’edizione curata da Angela Urbano e con un’inedita introduzione di Antonio Debenedetti (a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano). Mentre un reading d’eccezione è quello in corso oggi su Radio3 Rai: dalle ore 6 di stamattina fino a notte, infatti, in ogni trasmissione della rete, intellettuali e scrittori stranieri leggeranno poesie in lingua originale di noti autori da ogni parte del mondo. Per citare solo alcuni nomi, nella trasmissione «Prima Pagina» delle ore 7.15 si potrà ascoltare il Pulitzer Jennifer Egan leggere Emily Dickinson, durante «La barcaccia» delle ore 13 il sovrintendente del Teatro alla Scala Stéphane Lissner leggerà René Char, alle 20 i francesi Eric Emmanuel Schmitt e Marc Fumaroli leggeranno Baudelaire e così via, per chiudere alle 21, in diretta dall’Auditorium Parco della Musica di Roma, con concerto e reading dell’Orchestra di Piazza Vittorio, e alle 22.50 con due dei Quartetti di T. S. Eliot letti da Paolo Bessegato. Sempre su Radio3, la trasmissione «Fahrenheit» propone alle 15 un dibattito su Giovanni Pascoli e alle 16 una discussione sulla poesia italiana degli ultimi anni.
Da Il corriere della sera del 21/03/2012.




“Ma cos’è mai la poesia?

Più di una risposta incerta

è stata data in proposito.

Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo

come alla salvezza di un corrimano. “


Wislawa Szymbowska







Amai

Amai trite parole che non uno 

osava. M’incantò la rima fiore

amore,
la più antica difficile del mondo .



Amai la verità che giace al fondo ,

quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.



Amo te che mi ascolti e la mia buona

carta lasciata al fine del mio gioco.

Umberto Saba




Unesco: l’Aquila sede della Giornata Mondiale della Poesia 2012


Il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace. Quest’anno, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha scelto di celebrare la Giornata a l’Aquila, eleggendola quale “sede” della Giornata Mondiale della Poesia per dare speranza a questa città distrutta, provata ed abbandonata che, con il terremoto del 6 aprile del 2009, ha visto andare in frantumi le splendide architetture ed il ricco patrimonio culturale. Grazie al lavoro dell”Associazione “Itinerari Armonici”, patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, che ha ideato ed organizzato “La Poesia Manifesta”, L’Aquila diverrà per un giorno il luogo della poesia ed il crocevia della cultura espressa sotto forma di esperienze diverse ma comunque affini e sorelle. 


A Radio3 un Giorno diVerso
Mercoledì 21 marzo, Radio3 accoglierà in tutte le sue trasmissioni  voci di poeti.


Rai Edu Letteratura
dedica lo speciale della settimana a una panoramica di alcune fra le voci più significative e originali della poesia italiana contemporanea.
Lo Speciale di Rai.tv Cultura Grazie ai preziosi documenti audiovisivi tratti dall’archivio delle Teche Rai, Rai.tv Cultura propone un percorso di letture e interviste attraverso la grande poesia italiana da Dante ai contemporanei, passando per la grande stagione del Novecento.
Il giorno in cui comincia Primavera è quello che l’Unesco ha dedicato all’arte di suonar con le parole.
Per celebrare al meglio la poesia abbiamo attinto al pozzo di Rai Teche:letture, incontri, grandi personaggi.
Per questo lieto evento proponiamo un florido bouquet multimediale, uno speciale ricco di sorprese.
Per ascoltare voci di poeti, Montale, Luzi, Gatto, Pasolini Zanzotto, Bertolucci, Sanguineti, è sufficiente andare con il mouse sul verso che conclude questa strofa: non resta che cliccare per godere>>.