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lunedì 17 marzo 2014

Amnesty e la Siria

Da tre anni una gravissima crisi dei diritti umani devasta la Siria: 2.500.000 rifugiati, 9.300.000 persone che hanno bisogno di assistenza, più di 6.500.000 profughi interni e oltre 100.000 persone uccise. 

Circa 250.000 persone vivono sotto assedio: la maggior parte è confinata in aree sotto controllo delle forze governative siriane che, regolarmente, le bombardano. In altre zone, l'opposizione armata assedia i civili e blocca la consegna delle forniture dei beni di prima necessità. 

Con la risoluzione 2139, adottata il 22 febbraio 2014, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto la fine degli "assedi dei centri abitati" e delle violazioni dei diritti umani. Ma, finora,le parti in conflitto non hanno fatto abbastanza per porre fine alle sofferenze dei civili

Chiedi agli stati del Consiglio di Sicurezza dell'Onu di far rispettare la risoluzione!

http://news.amnesty.it/f/rnl.aspx/?lli=qzytsv4c0jm=tydl-=o_vvy&f70c=9ql&g71-ble&ig0e9&x=pp&wxkbj47e.1.mNCLM

sabato 15 marzo 2014

TRE ANNI DI GUERRA IN SIRIA



II terzo anniversario del conflitto in Siria viene commemorato in tutto il mondo. 
In tre anni ci sono stati oltre 140.000 morti e circa nove milioni di persone costrette ad allontanarsi dalle proprie case – secondo cifre Onu – creando la peggiore crisi umanitaria dal genocidio in Ruanda del 1994.
Intanto, le due tornate di negoziati a Ginevra non hanno fermato il conflitto.


In Siria ci sono oltre 4,3 milioni di bambini sfollati, intrappolati nel conflitto, che subiscono tutti i giorni le gravi conseguenze di un sistema sanitario al collasso e hanno disperato bisogno di cibo, medicine, supporto psicologico e un riparo sicuro. Due ospedali su tre sono distrutti o inservibili, come il 38% delle strutture mediche di base, e quasi tutte le ambulanze. La metà dei medici ha abbandonato il paese, altri sono stati uccisi o imprigionati, e tra il personale sanitario rimasto, in media, solo 1 su 300 è un medico in grado di affrontare le emergenze. 

Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ffnbj

mercoledì 4 settembre 2013

COSA SUCCEDE IN SIRIA?


Siria, doppia trappola nel Mediterraneo in armi

Il Mare Nostrum è strategico per i raid, ma ospita anche gli obiettivi ideali per possibili ritorsioni. Gli Usa inviano una portaerei. E Mosca mobilita la sua flotta

Sta per arrivare tempesta nelle acque del Mediterraneo: la portaerei americana Nimitz è in rotta dall'oceano Indiano verso il mar Rosso, insieme con il suo gruppo navale, quattro cacciatorpediniere e un incrociatore. Il Pentagono sostiene che non ha l'ordine di entrare nel Mediterraneo, ma sarà comunque presto pronta per sostenere un attacco alla Siria. Al largo della costa siriana, la Us Navy schiera già cinque cacciatorpediniere, dotati di missili da crociera Tomahawk, e forse anche uno o più sottomarini.

Mosca invece ha fatto partire dalle base ucraina di Sebastopoli, nel mar Nero, la nave spia Ssv-201 Priazovye. Farà riferimento al porto di Tartus, in Siria, unica base russa al di fuori dell'area dell'ex Urss. La nave da ricognizione si affianca alle quattro unità militari già presenti nel Mediterraneo, e allo schieramento dovrebbe aggiungersi presto anche un mezzo per la lotta ai sommergibili. 

Ma ancora non c'è nessuna decisione sulle ipotesi di intervento. Obama non sembra del tutto convinto dalle prove messe insieme dalla sua intelligence, e forse sente di aver messo America e alleati in una doppia trappola: di Assad, pronto a reagire se attaccato, dei ribelli, se insoddisfatti dell'intervento. Lo scenario mediterraneo non garantisce esiti scontati, la minaccia siriana di rappresaglia è tutt'altro che peregrina. L'apparato militare americano è vulnerabile, perché troppo esteso, troppo tecnologico e troppo caro. E le forze da combattimento americane sono bersagli "paganti", in tutto il mondo. 

La minaccia di Assad più verosimilmente sarà diretta contro Israele e il Libano, ma non si possono escludere attacchi anche successivi contro i paesi della eventuale coalizione o contro quelli che ospitano basi americane. La ritorsione delle squadre terroriste dei ribelli potrà essere rivolta contro coloro che non sono intervenuti. E qui l'Europa e l'Italia che fingono di non essere interessate alla questione militare si trovano in prima linea. "Non concedere le basi" agli americani è una tipica foglia di fico. Non fa desistere chi le vuole colpire e non interessa gli americani le cui basi sono regolate da accordi bilaterali che non sempre prevedono clausole limitative e comunque non si applicano quando la sicurezza americana è in gioco.

Un attacco al Libano sarebbe un disastro per Unifil che schiera circa 11.000 soldati di 32 nazioni, di cui oltre mille italiani. La missione è praticamente in ostaggio di israeliani ed Hezbollah (che nei giorni scorsi ha mobilitato i militanti), quindi della Siria e dell'Iran. Anche i russi, con la loro unica base navale all'estero proprio in Siria sono a loro modo ostaggi della Siria e quindi delle iniziative americane. 

Nel Mediterraneo e aree limitrofe le forze americane hanno sedi permanenti nella base di Lajes nelle Azzorre (territorio portoghese), in Spagna ci sono le basi di Moron De La Frontera, Torrejon e Rota. In Grecia le basi di Soudha, Makri e Eraklion. Nei Balcani ci sono forze e basi in Bosnia, Kosovo, Ungheria, Macedonia, Bulgaria e Romania. In Turchia ci sono le basi aeree e radar di Cigli, Mus e Incirlik, il centro Ripetitori Radio di Karatas, il deposito carburanti di Yumurtalik, il comando aereo Nato di Smirne e le strutture di supporto navale di Smirne e Ankara. La stazione radar di Incirlik dipende dal Comando strategico Usa e quindi fa parte del sistema missilistico e da bombardamento nucleare. Ed è a distanza di tiro. 

Dal Golfo Persico al mare Arabico fino al Corno d'Africa ci sono basi e reparti in Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Dubai, Abu Dhabi, Oman, Kuwait, Yemen e Gibuti. In Egitto c'è il Terzo Centro di ricerca di medicina navale e in Israele è stata di recente attivata la stazione antimissile di Nevatim, nei pressi della centrale nucleare di Dimona. Israele ospita anche nel porto di Haifa alcune strutture di supporto per la Sesta flotta che opera nel Mediterraneo. 

In Italia sono presenti circa 10.000 soldati in 64 installazioni. Il comando della Marina americana in Europa, fino a pochi anni fa dislocato a Londra, oggi è a Napoli. Il comando della Sesta flotta è a Gaeta mentre i cacciabombardieri sono dislocati ad Aviano. A Livorno c'è una base logistica dell'esercito che serve tutto il Medio Oriente. Altre basi sono a Capodichino e Lago Patria di Napoli e a Vicenza (dove c'è l'unica forza terrestre americana aerotrasportata per interventi rapidi), altre installazioni sono a Catania, Coltano e Ghedi. A Sigonella l'Aeronautica italiana "ospita" una base della Marina Usa che gestisce gli aerei spia, i trasporti aerei da e per il Medio Oriente, i rifornimenti in volo e i droni Global Hawk che saranno senz'altro fra i mezzi scelti per l'attacco. Un altro obiettivo "pagante" si trova a pochi chilometri da Sigonella, nell'area protetta della sughereta di Niscemi, dove gli americani stanno installando una delle quattro basi terrestri del Muos: il sistema globale di trasmissione satellitare di dati per il comando dei mezzi militari nel mondo.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/03/news/siria_mediterraneo_in_armi-65779917/

sabato 4 agosto 2012

Siria: Amnesty International, ad Aleppo dalla repressione indiscriminata al conflitto armato




"L'attacco contro Aleppo, che pone sempre di più la popolazione civile a rischio, è il prevedibile sviluppo di quel modello di violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza in tutto il paese".
Donatella Rovera di Amnesty International è appena rientrata da una lunga missione di ricerca in Siria, dove ha assistito in prima persona a numerose violazioni dei diritti umani commesse dalle forze governative e dalle milizie che operano al loro fianco.
Il rapporto che ne è seguito documenta l'uccisione di manifestanti pacifici, compresi i bambini, la persecuzione di attivisti e di medici che assistevano i feriti.
Mentre ad Aleppo e in tutta la Siria i combattimenti diventano sempre più intensi e aumentano le denunce di abusi commessi anche da parte dell'opposizione, la comunità internazionale è paralizzata!

domenica 8 luglio 2012

COSA SUCCEDE IN SIRIA?





                                                  
La guerra civile siriana è un conflitto in corso nel paese che vede opposte le forze lealiste di Bashar al-Assad e quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale siriano.
Le proteste, che hanno assunto connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, hanno l'obiettivo di spingere il presidente siriano Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie a dare un'impronta democratica allo stato.
In virtù di una legge del 1963 che impediva le manifestazioni di piazza (solo dopo diverse settimane di scontri formalmente revocata), il regime ha proceduto a sopprimere, anche ricorrendo alla violenza, le dimostrazioni messe in atto dalla popolazione, provocando un numero fin ora imprecisato di vittime tra i manifestanti e le forze di polizia.
                                  http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/05/27/siria-e-diritti-
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Dopo la "rivoluzione del 1970", il presidente Hafiz al-Assad ha guidato la Siria per circa 30 anni, censurando qualsiasi partito politico di opposizione e qualsiasi candidato. 
Nel 1982, all'apice di un'insurrezione islamica, Hafiz al-Asad ha condotto una politica di terra bruciata contro la città di Hama per reprimere la rivolta della comunità musulmana sunnita, che includeva anche i Fratelli musulmani e altre organizzazioni. Decine di migliaia di persone (si calcola circa 30.000), vennero uccise nel Massacro di Hama.

Hafiz al-Asad, gravemente malato di cuore, morì nel 2000 , forse a causa di una fibrosi polmonare. Gli succedette Bashar al-Asad, nominato dopo che un emendamento costituzionale permise di abbassare da 40 a 34 anni l'età minima per essere eletti presidente.

Bashar, che parla francese e inglese e che è sposato con una moglie di origini siriane nata in Inghilterra, venne definito come “ispiratore di speranza” per le riforme,  e la “Primavera di Damasco” ebbe inizio nel gennaio 2000 con intensi dibattiti sociali e politici.

Ma dal 2004 salì la tensione per le rivolte curde guidate da al-Qamishli contro il governo, che cominciarono nella città del nord-est curdo di al-Qamishli. Durante una caotica partita di calcio, alcune persone cominciarono a sventolare bandiere curde e la partita si trasformò in un conflitto politico. Ci furono almeno 30 morti (alcune fonti parlano di 100 caduti) a causa della brutale reazione della polizia siriana e degli scontri non meno brutali tra curdi e arabi. Successivamente ci furono altre proteste minori e le reazioni del governo furono improntate alla medesima durezza.
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Nel 2011 Bashar al-Asad dichiarò che il suo Stato era immune dalle proteste di massa che si stavano manifestando in Egitto. 
La mobilitazione indetta in Siria per il 4 e 5 febbraio, in contemporanea con la "giornata della partenza" proclamata in Egitto (http://www.asianews.it/notizie-it/L'Egitto-nel-giorno-della-partenza.-Mubarak-stanco-di-governare-20686.html), ottiene scarse adesioni da parte della popolazione, complice anche il cattivo tempo. 
Il 10 febbraio Damasco apre definitivamente ai social network e dopo 5 anni fa cadere il divieto che ne prevedeva l'oscuramento.  La decisione di eliminare le limitazioni, secondo quanto riferisce il quotidiano filo-governativo al-Waṭan, dimostra "la fiducia del governo nell’uso della rete".
 Secondo l'opposizione il libero accesso ai social network sarebbe un tentativo delle autorità siriane per contrastare attività sediziose contro il regime.
Il 17 febbraio 2011 però Tal al-Mallouhi, giovane blogger siriana, viene condannata a cinque anni di carcere dall'Alta corte per la sicurezza dello Stato, con l'accusa di aver lavorato per conto della Cia.
                                                         http://tg.la7.it/esteri/video-384200


Dal 15 marzo 2011 la Siria è di nuovo percorsa da timide manifestazioni anti-regime, che Dar'a, città della Siria meridionale, capoluogo della regione agricola e tribale del Hawran (tra le più povere del paese), sfociano dal 18 marzo in proteste di massa senza precedenti, represse con la forza dai militari. 
Numerose persone rimangono uccise durante gli scontri. Il governatore della regione, Faysal Kulthum, il 23 marzo viene rimosso dall'incarico dal presidente siriano.


Nonostante l'annuncio delle riforme dato il giorno prima dal portavoce del presidente, il 25 e 26 marzo le proteste proseguono e sfociano in scontri che provocano numerose vittime a Dar'a  e Latakia, porto a nord-ovest di Damasco
 A Dar'a ancora il 28 marzo persone scese in strada per protestare contro lo stato di emergenza sono fatte oggetto di attacchi a colpi di arma da fuoco da parte della polizia. Nello stesso giorno il vice presidente siriano annuncia che il presidente Assad prenderà decisioni che saranno "gradite al popolo siriano".
Il 30 marzo rimangono uccise 25 persone a Latakia, durante la repressione delle manifestazioni. Lo stesso giorno il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel discorso pronunciato in parlamento a Damasco, annuncia che il prossimo governo è pronto ad attuare riforme e accusa le forze straniere di fomentare la rivolta e condanna i media satellitari come Al Jazeera di sobillare i rivoltosi.


L'8 aprile è uno dei giorni più bui della protesta:  diversi manifestanti rimangono uccisi a Dar'a durante un attacco da parte di forze di sicurezza. Scontri si verificano anche ad Homs e nei sobborghi di Damasco, mentre a Harasta tre vittime si registrano tra i dimostranti. Almeno 37 morti si registrano a Dar'a alla fine di tre giorni di duri combattimenti.
 In occasione della celebrazione del funerale delle vittime di Dar'a, la polizia, che proibisce ogni manifestazione pubblica, disperde con l'uso delle armi la folla in lutto provocando l'uccisione di numerose persone.
Continuano vari episodi nei mesi di aprile e maggio in diverse città con morti e feriti. Gli episodi di violenza sono segnati anche dalla protesta pacifica dei civili, cui il regime risponde con durezza.
Da marzo gli scontri hanno provocato, secondo un bilancio aggiornato all'inizio di giugno, oltre 1000 morti. Si contano in 10.000 invece gli arresti.

All'inizio del mese di giugno l'offensiva dell'esercito di Asad diretta nel nord-est del paese provoca uno svariato numero di morti. Numerosi tra più grossi centri siriani appaiono scossi dalle manifestazioni, il cui epicentro è la città di Deraa.
Il 31 luglio 2011 il governo siriano procede ad attuare cannoneggiamenti su Hama, cuore della ribellione siriana contro Assad, assediata dai carri armati e minacciata dal fuoco dei cecchini posizionati strategicamente, già oggetto di una violenta repressione nel 1982 quando Hafiz al-Assad, padre del presidente, soffocò nel sangue l'opposizione dei Fratelli musulmani.
 Alla fine della giornata si conteranno cento morti.
 Secondo fonti degli attivisti le vittime della repressione sono oltre quarantamilacento.

Da quasi un anno il popolo siriano si è levato, con straordinario coraggio contro il rais che lo domina – il criminale assassino Assad - lottando per la dignità e la libertà. Tante città di cui abbiamo imparato i nomi in questi mesi: Homs, Dera’a, Hama, così come intere zone della capitale Damasco sono permanentemente in mobilitazione. La gente si è organizzata sotto le bombe e le mitraglie per continuare a vivere, per curare i feriti di nascosto, per far mangiare le persone care, per proteggere i bimbi, vi sono ospedali clandestini, giornali, blog, comitati di autorganizzazione e di autodifesa e mille testimonianze di solidarietà fra le persone.
La repressione sin dall’inizio ha colpito moltissimo anche i bambini, le donne, le persone anziane, in una logica di terrore che diventa sempre più incontrollata e violenta mettendo a ferro e fuoco le città. La repressione di Assad è sempre più cruenta man mano che va in crisi il suo regime. Infatti sempre più soldati disertano e si rifiutano di sparare sui propri fratelli scegliendo di dar vita ad una milizia che si contrappone al despota. Molte associazioni umanitarie sono scese in campo, da associazioni di reporter indipendenti a Medici senza frontiere che denuncia repressione ed assassinii verso i medici che curano la gente in lotta, fino all’Unicef che denuncia l’assassinio da parte delle truppe governative di più di 400 bambini in questi mesi. L’opinione pubblica internazionale è distratta e colpevolmente silenziosa. Dalle città siriane è giunto un appello di aiuto: “ il vostro silenzio ci uccide”, ci dicono. È rivolto a ciascuno di noi.

LE AZIONI REPRESSIVE CONTINUANO NEL 2012. GUARDA LE FOTO. CLICCA QUI:
http://www.internazionale.it/video/siria/2012/06/19/the-blood-of-syria/



 Il 4 ottobre 2011, è stato presentato un progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, che incriminava il presidente siriano, aprendo la porta ad un intervento militare in Siria. Questa azione fu appoggiata anche dall'opposizione interna al regime di Asad rappresentata dal “Consiglio nazionale siriano” e dal suo presidente,  Burhan Ghalioun.

http://english.alarabiya.net/articles/2011/11/06/175763.html
Ma il progetto è stato fermato dal doppio veto cinese e russo.
 Per il ministro francese degli affari esteri, Alain Juppé, il fatto che il Consiglio non sia riuscito ad adottare una risoluzione che condannasse Damasco è stato un “triste giorno per il popolo siriano” e per il “Consiglio di sicurezza” .
Parigi e Washington promettono di continuare a “sostenere” le “aspirazioni di libertà e di democrazia del popolo siriano” . 
Alain Juppé ha assicurato che “la lotta dei democratici siriani per la libertà è una giusta lotta” e che la Francia continuerà a sostenerla fermamente “con tutti i paesi che lo desiderino”.  Qualche giorno prima, la Francia aveva salutato la formazione del “Consiglio nazionale siriano” e invitato il presidente Bachar al-Assad a lasciare il potere.
Dopo questo primo fallimento della diplomazia arabo-atlantica, la Lega araba, che riunisce gli emiri e i sultani del “Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), è riuscita il 19 dicembre a spingere il regime siriano a sottoscrivere un nuovo protocollo di cessate il fuoco, a ritirare l’esercito dalle città ed a favorire l’ingresso di osservatori arabi nelle zone degli scontri .      
SI VEDA UN DOCUMENTO FILO-ASSAD SU QUESTO LINK     
http://www.globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=29849

http://www.agire.it/it/appelli_di_emergenza/osservatorio/siria_it
Dopo lo stallo creato dal veto posto da Cina e Russia ad un intervento internazionale in Siria durante l’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), la comunità internazionale ha incominciato a studiare nuove soluzioni per affrontare la crisi umanitaria in corso nel paese.
Una delle prime alternative proposte riguarda la possibilità di stabilire un armistizio temporale per permettere l’ingresso nel paese alle agli aiuti umanitari. La seconda proposta è quella di creare un corridoio umanitario, uno spazio protetto attraverso cui possano entrare nel paese gli aiuti necessari a supportare la popolazione civile afflitta ormai da un anno di guerra civile.

Oggi le trattative per una cessate il fuoco temporaneo o per l’apertura di un corridoi umanitario stanno avendo luogo proprio con gli organismi colpevoli dei crimini internazionali sopra citati.

Queste negoziazioni, di carattere prettamente umanitario, portano con sè risvolti politici importanti e la loro realizzazione potrebbe comportare una possibile azione integrata di lungo periodo. Infatti, l’apertura di un corridoio umanitario richiede forzatamente lo  schieramento di una missione di peacekeeping, che potrebbe essere interpretata come primo passo per un intervento internazionale massiccio. Le parti in conflitto stanno quindi reagendo con reticenza alla proposta di apertura di un corridoio umanitario, noncuranti delle necessità della popolazione locale. 

25 MAGGIO 2012 -NICOSIA - Almeno 110 civili sono stati uccisi a Hula, nella provincia siriana di Homs, dalle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad. La conferma che si sia trattato di un attacco dell'esercito è arrivata dal capo degli osservatori dell'Onu, il generale Robert Mood, che ha condannato oggi come "un brutale tragedia", il massacro. Gli osservatori, ha detto, "hanno confermato (...) l'impiego dei cannoni dei carri armati". Sarebbero oltre 92 le persone uccise, tra cui 32 bambini al di sotto dei dieci anni, secondo un bilancio degli stessi osservatori. Il bilancio delle vittime però è ancora incerto. Il Consiglio Nazionale Siriano riferisce che "la metà sono bambini" e chiede una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu per "determinare le responsabilità del massacro". Secondo l'opposizione, citata dalla Bbc, l'esercito ha bombardato e attaccato la città, dove si sta dirigendo un team di osservatori Onu della missione in Siria (UNSMIS).

26 MAGGIO 2012- Questa spaventosa e brutale ondata di violenza, caratterizzata da un uso  indiscriminato e spropositato della forza, rappresenta una violazione definitiva  del diritto internazionale e dell’impegno a far cessare le violenze assunto dal governo siriano. I responsabili di questi crimini sono ora chiamati a risponderne”. Queste le parole pronunciate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e dall’inviato speciale delle Nazioni Unite e Lega Araba, Kofi Annan, durante la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, in cui è stata pronunciata  la condanna unilaterale delle violenze in Siria, univoca da parte di tutta la comunità internazionale.
Cina e Russia hanno manifestato assoluta disapprovazione verso gli atti di violenza avvenuti a Houla, senza tuttavia condannare direttamente il governo di Bashar verso cui non pronunciano nessuna ammonizione.

Dopo 15 mesi di violenze, il sottosegretario Generale dell’ONU per le operazioni di Peacekeeping in Siria, Herve Ladsous, ha ufficialmente dichiarato l’esistenza di una guerra civile in fieri: "Credo che ormai si possa affermare che si tratta di guerra civile. Quello che sta accadendo è molto chiaro, il governo siriano ha perso alcune aree del territorio ed ora combatte l’opposizione per riconquistarne il controllo”. 
II Ministro degli Esteri siriano ha immediatamente replicato che  “ In Siria non è guerra civile. Ciò che sta accadendo rappresenta azioni ad hoc verso gruppi armati ribelli che hanno scelto la via del terrorismo”. Ma i numeri parlano chiaro.

Le conseguenze del conflitto in corso sono disastrose. 1 milione di persone ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Sono 78.000 i rifugiati nei paesi limitrofi e purtroppo il numero delle vittime ufficiali non è dichiarato da quando, nel marzo 2012, le Nazioni Unite hanno dovuto cessare il conteggio (fermo a 9.000 persone) per mancanza di fonti ufficiali.
Il paese sta attraversando una forte recessione, l’industria è ormai ferma e anche nella capitale Damasco cibo, acqua, gas e elettricità vengono razionate.
La comunità internazionale non ha ancora definito una linea di intervento unitaria, nonostante i  drammatici episodi di uccisioni di massa avvenuti a Houla e Mazraat al-Qubeir e i tentativi di raggiungere un accordo di pace avanzati fino ad oggi siano falliti. 

La Croce Rossa Internazionale, unica realtà umanitaria ad operare nel paese, ha affermato che sono numerose le aree fortemente colpite, e che è necessario intensificare la distribuzione di aiuti. 



La missione internazionale in Siria, che aveva l'obiettivo di favorire la pace nella regione, finora è stata un fallimento. Ad ammetterlo è stato lo stesso Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite e alla guida della missione, alla luce dell'uccisione di altre 60 persone in seguito a episodi di violenza che si vanno allargando anche al Libano. Il piano di pace in sei punti di Annan prevedeva un cessate il fuoco, entrato il vigore il 12 aprile scorso e violato. 

16 giugno 2012 - Oggi il generale norvegese Robert Mood, a capo della missione ONU in Siria UNSMIS (UN Supervision Mission in Syria), ha annunciato la sospensione della missione internazionale a causa dei crescenti atti di violenza nel paese che mettono a rischio gli osservatori e tutto lo staff. Secondo gli ordini impartiti da Mood, tutto lo staff della missione (ossia 298 osservatori militari e 112 civili) dovrà rimanere nei luoghi in cui si trova e non dovrà muoversi fino a nuovo ordine. 

Mood ha detto che la situazione verrà valutata giorno per giorno e che la missione riprenderà solo quando ci saranno le condizioni di sicurezza necessarie al suo svolgimento. 

Secondo Mood, infatti, negli ultimi tempi, soprattutto negli ultimi dieci giorni, la violenza tra le forze di sicurezza siriane e i ribelli è aumentata notevolmente, causando numerosi morti su entrambi i fronti: “Ogni giorno in Siria vengono uccisi civili innocenti, uomini, donne e bambini”.




Secondo gli attivisti dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani, solo ieri in Siria sarebbero morte altre 25 persone: di queste 7 solo a Douma, nei pressi della capitale Damasco. Stando alle stime dell’ONU, dall’inizio della rivolta nel paese lo scorso marzo sarebbero morte circa 10mila persone, mentre alcuni gruppi di attivisti hanno detto nelle scorse settimane che i morti sarebbero già 14mila. 


La missione UNSMIS degli osservatori ONU è iniziata dopo che il presidente siriano Bashar Al Assad e i  rappresentanti dei ribelli siriani avevano accettato il piano Annan per la Siria che ha l’obiettivo di fermare le ostilità tra i due fronti. 

Dopo il massacro di Hula dello scorso mese, sono ripresi i combattimenti in tutto il paese.


                                    http://www.lisistrata.com/news/?

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Nel giugno 2012  un evento particolarmente grave ha ulteriormente scosso i rapporti internazionali con la Siria, ed in  particolare tra la Siria e la Turchia: l'abbattimento di un jet militare turco da parte di Damasco, che cerca di smussare i toni  ma denuncia le infiltrazioni di "gruppi terroristici" che arrivano dal confine nord;  Ankara sostiene che si è trattato di " un atto ostile". Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia condannano l'accaduto, e la vicenda viene discussa  dall'Ue e dalla Nato. 

Intanto, la missione Onu in Siria denuncia il massiccio bombardamento di Dayr az Zor, il centro petrolifero strategico nella regione orientale del Paese, conferma che il 23 giugno anche Homs è tornata sotto le bombe e parla di "sparatorie" a Hama, a est di Damasco.

“Si tratta di un'ulteriore gravissima ed inaccettabile azione da parte del regime di Assad", ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, una posizione condivisa dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, mentre per Londra si tratta di un episodio scandaloso, con William Hague che preannuncia una azione energica all'Onu. La Turchia, che in un primo momento sembrava voler gettare acqua sul fuoco, ha parlato di "atto ostile", volendo tuttavia precisare che la sua risposta avverrà nei limiti del diritto internazionale. Il ministro degli Esteri turco Davutoglu ha affermato in un'intervista all'emittente Trt che un'inchiesta è arrivata alla conclusione che l'abbattimento è avvenuto "nello spazio aereo internazionale, a 13 miglia nautiche dalla Siria". 
Il portavoce del ministro degli Esteri di Damasco ha detto che la Siria ha "esercitato il proprio diritto alla difesa della sua sovranità", l'abbattimento è stato "un incidente e non una aggressione", il velivolo è stato colpito mentre "volava nella spazio aereo siriano".

Ma la situazione sta chiaramente peggiorando: che attraverso il confine turco passino armi e militanti anti-regime è oramai accertato da mesi, le ultime conferme non arrivano da Damasco, o da Mosca e Pechino, ma dal New York Times piuttosto che dal Guardian. L'escalation è progressiva, con una scia di vittime tra militari e civili che si sussegue ogni giorno. Domenica Dayr az Zor è stata interessata da un "massiccio bombardamento di artiglieria", con i colpi che cadevano "ogni minuto", hanno verificato i team degli Osservatori Onu presenti sul posto. Gli stessi hanno confermato che lo stesso è accaduto il 24 giugno a Homs, mentre a Hama c'è una recrudescenza degli scontri, anche se i caschi blu non sono stati in grado di precisarne la natura.


http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120706_184419.shtml
Parigi, 6 luglio 2012. (TMNews) - La terza conferenza dei Paesi amici della Siria svoltasi a Parigi si è conclusa con la richiesta di un intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sotto forma di una risoluzione vincolante che imponga la minaccia di sanzioni contro il regime di Damasco.

Una richiesta che tuttavia sembra destinata a rimanere insoddisfatta, dal momento che la Russia - grande assente della conferenza, insieme alla Cina - ha ribadito le proprie posizioni dicendosi inoltre contraria alle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale Siriano, ovvero la creazione di una zona di interdizione al volo e di corridoi umanitari.



giovedì 4 agosto 2011

COSA SUCCEDE IN SIRIA?

Riunione del consiglio di sicurezza dell'Onu

Oggi decisa la risoluzione di condanna alla Siria

La Repubblica Araba di Siria è uno Stato del Vicino Oriente, grande 185.180 km², con 23.695.000 abitanti. La sua capitale è Damasco.
Confina a nord con la Turchia, a est con l'Iraq, a sud con la Giordania, a ovest con Israele e Libano. Sempre a ovest si affaccia sul Mar Mediterraneo. La Siria è una repubblica presidenziale. La lingua ufficiale è quella araba.
La popolazione è costituita in massima parte arabi o aramei arabizzati (in totale 90,3%); per il resto curdi (9%, a nord-est), armeni (1%, a ovest), turchi (al centro e a nord), e altri.
L'attuale Presidente della Siria è Bashar al-Asad, figlio di Hafiz al-Asad, che ha mantenuto il potere dal 1970 sino alla sua morte nel 2000.

http://it.wikipedia.org/wiki/Siria



Nel corso del 2011 sono scoppiate delle sommosse popolari alle quali è seguita una sanguinosa repressione contro i ribelli; 
tale repressione è degenerata, alla vigilia del Ramadam, in una vera e propria guerra condotta dall'esercito siriano contro il proprio stesso popolo.


Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una dichiarazione contro "le violazioni dei diritti umani" e "l'uso della forza contro i civili".
Si dissocia il Libano. Ad Hama l'esercito torna a sparare contro la popolazione, ma il regime nega.

http://tg24.sky.it/tag/tg24/siria_1.html


LA STORIA
Tra il 1517 e il 1920 fece parte dell'Impero ottomano, cui si ribellò alla fine della prima guerra mondiale, reclamando l'indipendenza. Dopo la guerra, dal 1920 fino al 1946 la Siria dovette sottostare a un Mandato francese, durante il quale si alternarono rivolte, collaborazione e negoziati per la piena indipendenza.

Nella seconda metà del maggio 1945 a Damasco dieci giorni di manifestazioni ininterrotte furono seguiti da un bombardamento di 36 ore, ma anche grazie alle pressioni della Gran Bretagna L'indipendenza fu riconosciuta a partire dal fu riconosciuta l'indipendenza.
A seguito dell'indipendenza si ebbe un periodo di instabilità, costellato da numerosi cambi di governo e tredici colpi di stato, il primo dei quali avvenne nel 1949 dopo la sconfitta nella guerra arabo-israeliana del 1948.
 Nel 1963 con un colpo di stato s'impadronì del potere il partito panarabo Baʿth, che nel 1966 abbandonò la linea panaraba per una socialista e filo-sovietica.
Infine dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni,  nel 1970 prese la guida del paese Hāfiz al-Asad, a cui è succeduto nel 2000 il figlio, Bashār al-Asad.


Formalmente la Siria è una repubblica retta dal gruppo etnico-religioso degli alauiti, al cui vertice è dal 1970 la famiglia Asad, titolare della Presidenza della Repubblica in forma ormai ereditaria.
Il Presidente è anche segretario generale del partito Ba'th e capo del Fronte Progressista Nazionale, alleanza di 10 partiti legali egemonizzata dal Baʿth. I suoi poteri, già enormi ai sensi della Costituzione del 1973, sono ulteriormente aumentati dal fatto che dal 1963 (data della presa del potere da parte del Baʿth) è in vigore la legge marziale.


QUANDO E' INIZIATA LA PROTESTA 
Contemporaneamente al conflitto in Libia (vedi etichette LIBIA, AFRICA), proteste e scontri sono iniziati anche in altri Paesi del Medioriente, come in Egitto, Bahrein, Yemen, Arabia Saudita.

 1 -02- 2011

 Anche in Siria parte la protesta, ma solo su Facebook

Sul social network è nato un gruppo con più di 9 mila iscritti che invita a manifestare contro "la monocrazia, la corruzione e la tirannia". "Non vogliamo una rivoluzione violenta me una sollevazione pacifica", chiedono i giovani 

18-03-2011

 Siria - Atmosfera tesa anche in Siria. Poliziotti in abiti civili hanno disperso un gruppo di manifestanti dopo la preghiera del venerdì nella moschea principale nel centro di Damasco, arrestando almeno due attivisti. Decine di poliziotti dispiegati al di fuori della moschea sono intervenuti con bastoni per bloccare un gruppo di fedeli che tentavano di marciare fuori della moschea, picchiandoli violentemente.

 La protesta intitolata 'Giornata della dignita" è stata organizzata tramite Facebook da un gruppo che si fa chiamare 'La rivoluzione siriana 2011'. chiedono immediate riforme politiche nel Paese.
Gli attivisti sono stati arrestati   Nel paese dal 1963 è in vigore lo stato di emergenza che vieta qualsiasi assembramento.

28 marzo 2011

Siria: carri armati circondano Daraa, fuoco sui manifestanti.        Il regime attacca i dimostranti scesi in piazza contro lo stato di emergenza, nella città ribattezzata "la porta della libertà". 

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/03/28/siria_proteste_polizia_spara_manifestanti_deraa_assad.html 

8 maggio 2011

Siria, morti a Homs. I carri armati entrano a Tafas. Le forze militari di Al Assad hanno aperto il fuoco in una zona residenziale e hanno usato otto carri armati per arrestare alcuni giovani.


12 giugno 2011

Siria, l'esercito assedia la città fantasma.Combattimenti a Jisr al-Shughur controllata dai ribelli, ormai deserta dopo la fuga dei residenti verso la vicina Turchia. Obiettivo delle truppe di Damasco è reprimere quelle che la tv di Stato definisce bande armate. 

 6 luglio 2011

La denuncia di Amnesty: "In Siria crimini contro l'umanità". Mentre Damasco continua a stroncare nel sangue le manifestazioni pro-democrazia, l'organizzazione chiede all'Onu un'inchiesta sul "sistematico attacco contro i civili". E un video in Rete ritrarrebbe un cameraman ucciso mentre filma un militare

 11 luglio 2011

Siria, assaltate le ambasciate francesi e americane. 

Scontri tra i sostenitori del presidente Bashar al-Assad e le forze che sorvegliano le rappresentanze diplomatiche. Il 10 luglio l'esecutivo aveva protestato per la visita delle due delegazioni in uno dei luoghi simbolo delle manifestazioni.


31 luglio 2011

Siria: massacro ad Hama, almeno 100 morti. I carri armati entrano nella città simbolo della ribellione, mentre a Damasco l'esercito lancia bombe a grappolo contro la folla.

 
 http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/07/31/siria_proteste_regime_esercito_carri_armati_morti_hama.html

Le granate dei carri armati hanno iniziato a colpire la città 210 chilometri a nord di Damasco con un ritmo di quattro al minuto e i militari hanno sparato a casaccio con le mitragliatrici pesanti contro la gente, travolgendo le barricate erette dagli abitanti.
I corpi di decine di persone, tra le quali donne e bambini, sono abbandonati per le strade e gli ospedali pieni di feriti, secondo quanto riferito da Abdel Rahmane, presisente dell'Osservatorio siriano per i diritti umani.
Sono state tagliate acqua ed elettricità nei principali quartieri di Hama. La città paga così un prezzo altissimo per essere diventata uno dei simboli della rivolta e il centro delle manifestazioni ormai quasi permanenti, dove fino a 55 mila persone sono scese in piazza nei mesi scorsi.

Hama era assediata dall'esercito siriano da circa un mese, e questa mattina sono entrati in azione i tank e le forze di sicurezza intenzionate a stroncare la protesta anti regime alla vigilia del Ramadan. Gli abitanti si erano organizzati con barricate e fortificazioni artigianali, ma è servito a poco di fronte ai carri armati del regime.

Sono avvenuti scontri anche nella capitale e nel resto del paese