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sabato 23 marzo 2013

LA TELEVISIONE E L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DEGLI ADOLESCENTI


LA TELEVISIONE E L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DEGLI ADOLESCENTI




La III A ha letto e commentato un articolo sul tema della televisione e l'educazione sentimentale degli adolescenti


COSì SCRIVE PAOLA C.

La televisione e l’educazione sentimentale degli adolescenti
Nell’articolo del “Sole 24 Ore” scritto da G.Charmet, “ la discreta violenza del modello in tv”, si parla dell’influenza che la televisione, al giorno d’oggi, esercita su un adolescente.
Noi adolescenti, crescendo, rompiamo i legami oggettivi che da sempre ci hanno legato ai nostri genitori, perché nasce in noi una smisurata voglia di conoscere il mondo, la società che ci circonda, senza però dover dipendere da una figura materna o paterna. Appunto per questo, molto spesso in famiglia si verificano dei litigi causati da incomprensioni tra le due parti.
Tra noi e i nostri genitori nasce una sorta di sfida e questo fa sì che non vengano più visti da noi come il nostro punto di riferimento, ma come un ostacolo e per questo non chiediamo aiuto a loro per rispondere alle nostre domande, ma bensì ci appelliamo ai massmedia.
L’argomento che più ci incuriosisce riguarda la sfera sessuale e sentimentale, infatti la televisione ci offre molti modelli di virilità e femminilità.
Gli psicologi però, pensano che questi messaggi non siano “salutari” nei nostri confronti, perché ci spingono a seguire delle “bellezze costruite”, dato che noi non ci sentiamo molto spesso  sicuri del nostro corpo e questo ci fa temere di essere emarginati dalla società e appunto per questo noi ragazze cerchiamo di seguire delle diete che a volte ci fanno arrivare all’anoressia, mentre i ragazzi si chiudono in palestra con l’intenzione di diventare più muscolosi e atletici, ottenendo così un corpo più “vendibile” nel mercato delle relazioni.
Un tempo i ragazzi si affidavano alla letteratura, per avere esempi e modelli di comportamenti nell’ambito sentimentale e relazioni sociali, mentre ora l’abbiamo sostituita con la televisione senza porci il minimo problema.
Oggi come oggi, la violenza che i massmedia infliggono su di noi non sta nel trasmettere film violenti, ma bensì nella trasmissione di programmi come ad esempio i reality show, che hanno un tale impatto su di noi che ci costringono nel nostro inconscio a diventare qualcosa di finto, di costruito, che non rispecchia la realtà in cui viviamo.

L’articolo scritto da G.Charmet parla di come la televisione abbia sostituito nell'età adolescenziale la “figura” dei genitori.
Infatti i giovani durante quest’età si chiudono in loro stessi, creando un loro mondo e gli adulti non ne devono far parte, appunto per questo utilizzano internet e la televisione per ottenere risposte alle loro domande, senza rendersi conto però, che questi mezzi di comunicazione non possono sostituire il dialogo e il confronto con un’altra persona, che in ogni caso, sarebbe decisamente più educativo.

La realtà è che ogni ragazzo nell'età adolescenziale rompe di netto il dialogo con i genitori, ma nello stesso tempo si trova sommerso di domande e di certo non può, non vuole, trovare le risposte a casa.
L’autore dell’articolo parla della televisione come mezzo di informazione utilizzato dai giovani, ma oggi si utilizza soprattutto internet, che è senza censura e fa sì che i giovani cerchino di seguire dei modelli che non rispecchiano la realtà.
Da qualche anno è scoppiato il boom di face book. Quasi tutti sono iscritti a questo social-network. E’ utile, ma alcuni adolescenti ne fanno un uso sbagliato e in questo caso la colpa è dei genitori perché non controllano i propri figli e così alle volte pubblicano foto indecenti.
Tra le ragazzine iscritte su face book è scoppiata una gara di chi riceve più “mi piace” in una foto.
In base a quanti “like” ricevi in una foto, si decide se una ragazza è bella, popolare, e ciò spinge altre ragazzine ad imitarle, diventando così quello che non sono, che non vogliono essere, ma che la società gli impone di essere per poter essere accettate dagli altri.
La televisione invece e invasa da reality, da persone che apparentemente sono sincere, ma che invece recitano solo un copione per far sì che gli spettatori vogliano diventare come loro.
Noi stiamo levando il tempo alle cose importanti e stiamo dando spazio alle cose superficiali, cerchiamo le nostre risposte su internet, mentre invece dovremmo cercarle vicino a noi, nel mondo reale.
La realtà è che le trasmissioni televisive non cambiano, ma cambia la società, cambiano le persone, che rimangono chiuse in loro stesse ignorando gli altri, incapaci di comunicare con chi potrebbe dar loro le vere risposte.
PAOLA





COSì SCRIVE ANTONIO S.

Nell’articolo del Sole 24 Ore del 23 ottobre 1994, intitolato “La discreta violenza del modello in tv”, l’autore G. Charmet  tratta vari punti riguardanti la fase della adolescenza dei ragazzi.
Nel primo punto si discute del problema del rapporto tra preadolescente e messaggio televisivo. Quando il ragazzo sta entrando in un’altra fascia di età, quella dell’adolescenza, pare che il messaggio televisivo abbia un grande potere. Quando il preadolescente cerca di rompere i contratti affettivi con familiari e infanzia, cerca di aprirsi al nuovo mondo composto da nuovi stimoli e relazioni sociali, e trova delle risposte nei messaggi televisivi, alle sue curiosità e alla sua esigenza di evasione.
Oltre a dei messaggi, la tv offre modelli di femminilità e di virilità, di amicizia, di sessualità e di coppia.
I ragazzi amano molto questi modelli e cercano di immedesimarsi in essi, avendo così la certezza di poter compiere una buona entrata nel mondo sociale delle relazioni.
A questo è collegata l’educazione sentimentale, a cui, secondo l’autore, non partecipano la famiglia e la scuola, che al giorno d’oggi non parlano e non sono in grado di offrire delle figure e dei modelli di riferimento per i giovani.
Un altro punto è quello degli ideali di identità di genere irraggiungibili, considerati dagli psicologi dei persecutori degli adolescenti, poiché sono degli ideali di femminilità o di virilità perentori e crudeli. Spesso un adolescente si vergogna del proprio corpo e perciò cerca di mutarlo secondo i modelli mass mediali.
I ragazzi sono considerati vittime infelici, e sono molti di più rispetto alle vittime provocate da film o spettacoli violenti.
Rimedi a tutto ciò possono essere quelli di fare più attenzione ai messaggi pubblicitari che influiscono sull’educazione sentimentale. Inoltre la scuola e la famiglia dovrebbero esercitare delle funzioni ecologiche nei confronti degli inquinamenti provocati dalla tv nelle menti dei giovani.
L’autore nella conclusione spiega che lo scopo della pubblicità è quello di raccontare cose non vere pur di vendere il prodotto, quindi liberandosi di qualsiasi preoccupazione educativa.


L’autore dell’articolo vuol dire che oggi i ragazzi sono influenzati da tutto ciò che vedono in tv e cercano di apparire proprio come i ragazzi della televisione, facendosi coinvolgere e spesso spendendo soldi e mettendosi complessi mentali.
Tutto ciò dovrebbe essere tutelato dalla scuola e dalla famiglia che dovrebbero rieducare i ragazzi.

ANTONIO 






giovedì 6 gennaio 2011

BUON ANNO DA UN ARTICOLO DI MARCO LODOLI SU TISCALI

Abbasso i pessimisti: una poesia sulla gioia li seppellirà
di Marco Lodoli


Tutt’or ch’io dirò “gioi’”, gioiva cosa,
intenderete che di voi favello,
che gioia sete di beltà gioiosa
e gioia di piacer gioioso e bello,
e gioia in cui gioioso avvenir riposa,
gioi’ d’adornezze e gioi’ di cor asnello
,
gioia in cui viso e gioi’ tant’amorosa
ched’è gioiosa gioi’ mirare in ello.
Gioi’ di voler e gioi’ di pensamento
E gioi’ di dire e gioi’ di far gioioso
E gioi’ d’onni gioioso movimento:
per ch’io, gioiosa gioi’, sì disioso
di voi mi trovo, che mai gioi’ non sento
se ‘n vostra gioi’ il meo cor non riposo.
GUITTONE D'AREZZO

gioiva cosa è l’amata, ovviamente, che Guittone chiama semplicemente “gioi’”, perché il nome vero, terreno, quotidiano, non va svelato.
Il “cor asnello” è il corpo snello.
“Gioia in cui viso” significa “gioia in cui appunto lo sguardo”.

Ora recitatela a voce alta due o tre volte
sentirete quanto è piena d’energia e anche allegra questa poesia d’amore. 
Io l’ho letta ai miei studenti e si sono divertiti, hanno fatto un pieno d’euforia. 
E allora che sia un buon anno per noi italiani: leggiamo qualche poesia in più, nei versi spesso tira un vento che gonfia la vela.

LEGGETE  IL RESTO DELL'ARTICOLO DI MARCO LODOLI  SULLA GIOIA E IL PESSIMISMO:

Per istinto e per filosofia sono pessimista: mi fa male alla testa e al cuore sapere che le cose finiranno, che tante cose sono già finite, che un giorno non ci sarà più la vita, la mia, la tua, amore mio, quella apparentemente infinita dell’universo. 
Proprio per questo pessimismo metafisico, trovo insopportabili i piagnoni, i lamentosi, i cupi a oltranza, tutti quelli che aggiungono secchiate di nero e di buio all’esistenza. 
Sul fondo scuro della vita tutto risalta luminoso, come i brillanti sul velluto nero del gioielliere. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto versano nei miei occhi assetati acqua fresca.

Insomma: sono pessimista, ma canto in Vespa
La vedo dura, e mi godo le castagne, il gelato, il sole. 
E così oggi, da bravo professore di lettere (neanche tanto bravo, a dire il vero, si può fare di più), vorrei proporre ai nostri lettori una poesia che sarebbe bello sentir recitare da Roberto Benigni. 

Siamo nella seconda metà del Duecento, ma siamo anche nei primi giorni del 2011. Siamo nel tempo, insomma, nel flusso che scorre: cerchiamo di non opporci come pietre sommerse, cerchiamo di sentire il ritmo, di sentirlo con gioia, come evidentemente, reiteratamente suggerisce Guittone d’Arezzo, l’autore di questa festosa acrobazia linguistica.

05 gennaio 2011

ttp://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/lodoli/11/01/poesia-gioia.html

domenica 17 ottobre 2010

SETTIMANA CONTRO LA VIOLENZA


CONTINUA DAL POST CHE PRECEDE - PER LA SETTIMANA CONTRO LA VIOLENZA


INTERVISTA A KARL POPPER
Che cos'è la civiltà? È la lotta contro la violenza. C'è progresso civile, se c'è lotta alla violenza: per la pace tra le nazioni, per la pace all'interno delle nazioni e specialmente per la pace nelle nostre case.
  Secondo la dottrina liberale l'individuo deve avere delle responsabilità. L’individuo è libero di fare ciò che vuole, finché si assume delle responsabilità e vi conforma i suoi comportamenti. Ma se diventa violento e aggredisce i suoi vicini deve essere punito.
 C'è una bella battuta sulla libertà, nata in un Tribunale americano. Un uomo dice: "Sono un uomo libero e quindi posso dirigere il mio pugno in qualsiasi direzione". Al che il giudice gli risponde: "È vero che lei è un uomo libero, ma il limite al movimento del suo pugno è il naso del suo vicino".
 In due parole il limite del vostro movimento è il naso del vostro vicino, se vogliamo una società da cui sia esclusa la violenza .
 Questo è il fondamento di una società civile.  
 Ci sono due tipi di società: il primo è quello dove regna la legge, in cui la legge è introdotta e perfezionata gradualmente in funzione dei seguenti scopi: limitare la libertà individuale solo quando è necessario, ed evitare per quanto possibile la violenza. Ecco il principio razionale che deve ispirare la legge.
Il contenuto della legge deve essere semplicemente, come dicevo prima, che il naso del mio vicino segni un limite al libero movimento dei miei pugni, o meglio che quel limite sia stabilito a una distanza, diciamo, di 8 centimetri dal naso del mio vicino. Questo deve dire una buona legge.
 La seconda possibilità è il regno del terrore, il regno della violenza e della paura. Ne abbiamo vista troppa, in particolare sotto i regimi nazista e comunista. Milioni e milioni di persone hanno sofferto nei modi più orribili sotto il regno della violenza.
Noi dobbiamo lavorare attivamente per contrastarlo.
Perciò bisogna formare gli individui alla civiltà, influendo sulle loro aspettative.
Questo è il mio progetto educativo.
Il liberalismo non significa fare qualsiasi cosa mi piaccia; posso fare qualsiasi cosa, purché non metta in pericolo gli altri cittadini. E se faccio qualcosa che mette gli altri in pericolo, allora devo essere privato del diritto di farlo.
 È assai semplice. Se uno dice: "Posso guidare alla velocità che voglio, dalla mano che preferisco", quell'uomo rappresenta un pericolo per sé e per gli altri. Ci vuole una legge precisa che tutti devono rispettare: o guidare a sinistra, come in Gran Bretagna, o a destra, come in Italia.

Tratto da - Rai Educational -  13/4/1993

LA LITE IN METROPOLITANA
Roma, chiesto l'arresto dell'assassino
Dopo la morte di Maricica Hahaianu, l'infermiera romena di 32 anni colpita con un pugno alla stazione Anagnina, a Roma, l'aggressore finirà in carcere.


L'ha uccisa a pugni, ora va in carcere
«Mi pento, la prigione mi fa paura»
20:36   CRONACA Si è aggravata la posizione di Alessio Burtone dopo la morte dell'infermiera Maricica Hahaianu colpita al volto e uccisa dopo una lite per futili motivi davanti a una biglietteria del metrò. Per il pm l'uomo deve andare in carcere.






Lampedusa - le violenze in un contesto familiare di estremo degrado

Facevano prostituire le loro tre bambine
per pochi euro, genitori arrestati

Ai domiciliari anche un 78enne «amico di famiglia»: ha partecipato agli abusi sulle piccole

 

 

ESTREMO DEGRADO - Le indagini, che hanno evidenziato una situazione di estremo degrado, sono state avviate in seguito alle segnalazioni da parte dei servizi sociali, che già a partire dal 2007 si erano occupati della famiglia tanto da indurre il Tribunale per i minorenni a trasferire le figlie presso una comunità. Nel corso di alcuni colloqui in comunità una delle bimbe avrebbe raccontato i numerosi episodi di abusi sessuali di gruppo ai quale era stata sottoposta insieme alle sorelline, anche da parte di minorenni, in cambio di somme di denaro comprese tra 3 e 10 euro che venivano poi consegnate ai genitori.
I MALTRATTAMENTI - Le indagini condotte dalla Procura per i minorenni di Palermo hanno consentito di trovare numerosi riscontri non solo relativamente agli abusi sessuali, ma anche a maltrattamenti fisici: le bimbe venivano infatti sistematicamente picchiate con colpi di bastone e prese a morsi nelle gambe. Secondo gli investigatori le violenze sarebbero state commesse dal «padre padrone» ma anche «con la complicità e la divertita partecipazione della madre». Nei confronti dei genitori e dell' «amico» sono così scattati gli ordini di custodia cautelare; le tre bimbe hanno chiesto di essere affidate a un'altra famiglia. (fonte: Ansa)

 

"Uccisero Sarah perché tacesse sulle molestie"

Il pm: "Sabrina trascinò la cugina in cantina e la bloccò, mentre Michele Misseri la strangolava"

Il pm: "Misseri è stato chiaro sul ruolo della figlia, ha individuato con chiarezza e precisione Sabrina come la persona che conduceva con la forza Sarah nel garage". La madre di Sarah: "Sabrina negherà sempre come la Franzoni". ah uccisa dallo zio, Sabrina la teneva ferma"

 

 

 


 

 Ivan, l'uomo nero di Italia-Serbia

 

 

 

Scrive a Carla Bruni la mamma
del ragazzo morto in carcere in Francia

Cira Franceschi, picchiata a Grasse, chiede aiuto alla moglie di Sarkozy per fare chiarezza

 


L'OMICIDA HA CONFESSATO

Savona, donna uccisa dal compagno

A uccidere Kamila Lisadorska è stato Niccolò Walter Vivado. I figli della donna, di 4 e 6 anni, hanno ritrovato il corpo senza vita. L'arma del delitto è un coltello da pane.


VIOLENZA E NATURA
-                       “E’ scientificamente scorretto sostenere che abbiamo ereditato dai nostri  antenati animali la propensione a fare la guerra. Se la lotta è largamente presente tra le specie animali, sono molto rare le lotte tra individui della stessa specie… E in nessun caso implicano l’uso delle armi. La guerra è un comportamento specificamente umano e il fatto che siano profondamente cambiati i modi di condurla mostra che è un prodotto della cultura….”
-                 “E’ scientificamente scorretto affermare che la guerra o la violenza siano forme di comportamento geneticamente programmate nella natura umana. Componenti genetiche sono certamente parte della dotazione di risorse che ciascun essere umano possiede alla nascita, ma tali potenzialità e tendenze si sviluppano pienamente solo nel quadro dell’ambiente socio-culturale nel quale il soggetto cresce…”
-                      E’ scientificamente scorretto affermare che gli esseri umani hanno un “cervello violento”. Se è vero che possediamo un sistema nervoso che ci permette di agire con violenza, esso non viene attivato in modo automatico da stimoli interni o esterni… Le funzioni superiori del sistema nervoso filtrano gli stimoli prima di rispondere e i nostri comportamenti di risposta sono modellati dai nostri condizionamenti culturali e dai nostri modelli di socializzazione. Nulla nella nostra fisiologia nervosa ci costringe ad agire violentemente…”

Citazioni tratte dalla Dichiarazione di Siviglia sulla violenza, 1986.
(documento scientifico stilato per l'ONU nel 1986 da un gruppo internazionale di esperti sotto il patrocinio dell'UNESCO)

mercoledì 9 dicembre 2009

NO B DAY - 5 DICEMBRE 2009

Riceviamo questo articolo - da una studentessa del Liceo Scientifico Marconi di Sassari- che volentieri pubblichiamo


OGGI SIAMO TUTTI UN PO' EROI

Per Berlusconi Vittorio Mangano è un eroe. Quelli sono i tuoi eroi! I nostri eroi hanno un altro nome, si chiamano: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina. Sono i ragazzi che facevano la scorta a Paolo. Ragazzi che come tanti altri si erano messi in fila dietro la sua porta per chiedergli di fare la sua scorta. Erano servitori dello Stato che si mettevano in fila per andare a morire. Andate dai vostri eroi! Andate sulla tomba di Vittorio Mangano a mettere le vostre corone. Le mie agende rosse non vi faranno mettere più piede in via d’Amelio! E sono questi i ragazzi con cui noi faremo la scorta a quei giudici che finalmente stanno cercando di togliere il velo su queste stragi. Questi giudici non ce li potranno uccidere! Perché queste persone noi le onoriamo e di loro abbiamo fiducia. Che Berlusconi vada via dall’Italia. Vogliamo che in questo Paese si ritorni a sentire il fresco profumo di libertà che oggi sento in questa piazza”.
Con queste parole, sventolando “ l’agenda rossa”di Paolo, Salvatore Borsellino concludeva il discorso più commovente pronunziato in occasione del No Berlusconi Day, sul palco di piazza San Giovanni.
Qui, a Roma, ad ascoltare il fratello del grande giudice dell’antimafia, il 5 dicembre, non importa se 90mila o 1milione, eravamo comunque tantissimi. La maggior parte, i più giovani, si sono dati appuntamento online e si sono ritrovati in piazza dimostrando che esiste un nuovo canale di comunicazione che sfugge al controllo del signor B, del Biscione televisivo. Così è nato il "No B day", la manifestazione nazionale "per chiedere le dimissioni di Berlusconi", ideata da un gruppo di blogger e alimentata su Facebook, come protesta agli attacchi del premier al Quirinale ed ai giudici della Corte Costituzionale, dopo la sentenza sul Lodo Alfano.
Il popolo di internet, si è liberato dall’omologazione dei mass-media ed è stanco di questa democrazia passiva, che toglie ogni iniziativa e responsabilità ai cittadini e che si affida totalmente alle decisioni del capo. Oggi la generazione dei giovani si ribella ad un’idea della politica cinica e prepotente, secondo la quale a chi sta dalla parte del potere tutto è lecito. Forse ci volevano certi eccessi per farci ricominciare a sognare e lottare ancora per gli ideali , acquistando così impegno e responsabilità per diventare adulti.
Il corteo, partito da piazza Repubblica, era una grande distesa viola punteggiata di  diverse bandiere. Il viola, scelto perché non appartenente a nessun partito, fa da collante tra i diversi colori della politica, in quanto rappresenta il disagio che accomuna tutti e la spinta ad agire insieme, tanti e uniti . Una marea, che voleva essere "apartitica e pacifista"-  eppure scortata da un numero impressionante  di poliziotti e carabinieri - da piazza della Repubblica si è riversata in piazza del Popolo e poi in piazza San Giovanni, per assistere al concerto organizzato grazie all'aiuto dei 3mila artisti del gruppo "Artisti - No Berlusconi Day". E’ stata una grande festa che si è conclusa col concerto di Roberto Vecchioni , dopo che sul palco si sono alternati Dario Fo e Franca Rame, Ascanio Celestini e Moni Ovadia, il regista Mario Monicelli, il costituzionalista Domenico Gallo, Salvatore Borsellino, i ragazzi del "No Ponte", i lavoratori dell'Eutelia; sono anche intervenuti in collegamento video Margherita Hack e Giorgio Bocca.
Un enorme striscione viola grida tra la folla: 'Berlusconi dimissioni'. "Si fa solo i c... suoi e a pagare siamo noi" gridano i manifestanti. Un cartello risponde: «La migliore manifestazione degli ultimi 150 anni», parafrasando un'affermazione dello stesso Berlusconi. Un altro esorta: "Fuori la mafia dalle istituzioni"; uno dall’accento sardo invita:“Pussa via puzzone”. Grida il rosso delle copie dell'agenda di Paolo Borsellino che tanti sventolano.
Il grido echeggia oltre i limiti delle piazze romane e diventa internazionale. Manifestazioni parallele sono state organizzate in 45 città del mondo, tra cui Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna, San Francisco, Montreal e Sacramento. Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali ed i cittadini europei insieme ai tantissimi emigrati italiani si mobilitano in difesa della libertà di espressione che sembra dimenticata in Italia, come testimoniano gli attacchi di Berlusconi alla stampa libera, alla satira, alla Rete. Il presidente del consiglio deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica dalle accuse che gli vengono rivolte.
Quando la festa è finita ognuno è tornato alle proprie case, qualcuno è salito sull’aereo per tornare in Sardegna , la nostra isola non più tanto selvaggia e incontaminata, profanata dalle colate di cemento , dal turismo di lusso, dai teatrini dei vip e dalle facili promesse, dove Berlusconi fa da padrone e dove tanti operai si incatenano ai cancelli delle loro fabbriche che chiudono e nessuno li vede.
E ora? Queste energie nuove, dei giovani del web, non devono disperdersi , insieme a quelle dei vecchi Borsellino, Ovadia, Fo, che dal palco hanno seminato la loro saggezza su chi finalmente apriva le orecchie ad ascoltare e riceveva la loro preziosa eredità.
E noi ora ci sentiremo tutti un po’ “eroi”, pronti a scendere ancora in piazza a manifestare per la libertà, ma soprattutto più convinti che una società giusta si costruisce con l’impegno e l’onestà .
                                                                                                                                                                         Antonella Panu



martedì 27 maggio 2008

IL GIORNALE DELLA SCUOLA- SULL'ALCOLISMO

IMMAGINIAMO DI SCRIVERE UNA LETTERA AL GIORNALE DELLA SCUOLA.


NE ABBIAMO PARLATO IN CLASSE E ABBIAMO SCRITTO
DELLE LETTERE SUL PROBLEMA DELL'ALCOL TRA I GIOVANI.


ECCO ALCUNI ESEMPI

" Caro giornale della scuola,


Sono A. M.,un alunno dell'Istituto tecnico industriale e vorrei esporre al preside ed ai suoi collaboratori il problema molto preoccupante dell'alcol, nella speranza di ricevere una risposta.

L'abuso di alcol tra i giovani secondo me è dovuto
soprattutto alla non socializzazione e ad una mancanza di armonia tra i giovani.


Da alcuni studi effettuati negli ultimi anni, il numero dei consumatori di alcol aumenta del 9,2% tra ragazzi che hanno solamente tra 14 e 15 anni. Altri studi confermano che il 7% dei giovani si ubriaca tre volte alla settimana: birra,vino e cocktails sono gli alcolici preferiti per 400mila ragazzi.

Si è capovolta una modalità di assunzione del vino, che fino ad una decina di anni fa era quasi esclusivamente legata ai pasti e che invece ora gli adolescenti preferiscono "fuori pasto"; il trend in ascesa parla di un incremento del 3,9% tra i maschi e il 27,6%tra le femmine.


Noi giovani beviamo alcol "a tutto andare" e beviamo così
tanto perchè bere fa sentire più sicuri nelle discoteche, fa diventare più loquaci e dà al gruppo di amici la sensazione di essere trandy.

Chi non beve è considerato come un diverso, uno che non
trasgredisce, un allineato, ecco quindi che la bottiglia di birra diventa un simbolo e dà il messaggio di essere uno del gruppo.

La cosa che mi preoccupa ancora di più è che gli adulti non fanno niente di concreto per porre rimedio almeno un po' a questa situazione. Si parla tanto e non si fa niente!

I giovani dovrebbero essere più informati ed indirizzati,
devono sapere che in caso di necessità possono rivolgersi al medico di famiglia,
ai servizi ed alle associazioni presenti nel territorio, ma soprattutto devono
poter contare sulla famiglia e sulla scuola per essere informati.


Molti di noi giovani non sanno i vari problemi che l'alcol può causare, dal punto di vista fisico e mentale.

Quindi vorrei che la scuola se ne occupasse, per cercare di combattere questo problema così grande, organizzando delle attività sportive e di svago per tutti i ragazzi e corsi di informazione sull'acol, nell'intento di far capire ai ragazzi che bere spesso è una forma di autodistruzione."

Anbarasan Marongiu III A ele












Ai ragazzi della mia età"Con questa lettera vorrei rivolgermi ai ragazzi della mia età su un problema che oggi in Italia è sotto gli occhi di tutti: l'abuso di alcol tra i giovani.


Secondo i dati forniti dall'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità, sono 70.000 i ragazzi sotto i 16 anni che fanno uso di alcolici con l'unico scopo di ubriacarsi.
Questa abitudine dei giovani è raddoppiata dal 1994 al 2006 ed il problema persiste anche dopo i 18 anni.
Ciò provoca altri problemi a catena: gli incidenti stradali e i danni alla salute.


I ragazzi devono riflettere su questi dati e chiedersi se il loro comportamento è corretto quando sono in discoteca o al bar con gli amici e se pensano, al momento di mettersi al volante, che su un totale di circa 170.000 incidenti stradali circa 50.000 sono causati dalla guida in stato di ebrezza.



Penso che sia quasi banale e scontato associare questo problema alla scarsa educazione e formazione fin da bambini. Con questo non voglio dire che le colpe siano esclusivamente dei genitori, ma anche di un sistema ed una mentalità che attualmente portano troppo facilmente i giovani all'alcol.


Per esempio, i luoghi dove il fenomeno è sempre più sentito, come le discoteche, non aiutano certo a migliorare la situazione: di questi tempi pensare ad un sabato analcolico in discoteca è un'idea folle; infatti la vendita di questi prodotti porta denaro ai gestori dei locali e di conseguenza, per motivi di interesse, è impensabile che
non si vendano alcolici in questi luoghi.



Anche le istituzioni da questo punto di vista stanno fallendo clamorosamente. I nostri
rappresentanti continuano a puntare sull'idea del proibizionismo, secondo me inutile.
Bisognerebbe lavorare sulla fonte del problema, cioè l'educazione e la formazione della persona fin da giovanissima età. Ora si sta pensando a rimedi per provare a migliorare un po' la situazione, come per esempio, le etichette shock sulle bottiglie, come nei pacchetti di sigarette; pene più dure per coloro che trasgrediscono; controlli
più accurati.

Oppure bisognerebbe ispirarsi ad idee già adottate in altri paesi europei, come quella del Bobby,cioè la persona che, all'interno di un gruppo di amici, non beve per riportare a casa senza rischi gli amici che invece hanno esagerato un po' troppo.
O ancora, la campagna di sensibilizzazione gestita dalle discoteche, con la proiezione di filmati sulle "stragi del sabato sera", che hanno l'intento di far nascere dentro ai ragazzi la consapevolezza di quello che può causare un bicchiere di troppo.
Detto questo, ribadisco la mia tesi: bisogna lavorare sull'educazione, quindi portare a scuola i filmati shock. solo in questo modo si può riuscire a sensibilizzare le persone.
Ma anche i genitori devono assumere un ruolo essenziale e portare il buon esempio all'interno della famiglia."

Aldo Milia III A ele